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Don’t let school get in the way of your education


25 Set

Come nei film di Jean Luc Godard, la confusione tra realtà e finzione. E un bel giorno obama sarà fotografato con una chitarra elettrica e una fascia rossa sulla fronte, woodstock quarant’anni dopo. Ho trovato il mare nella mia stanza, in alto a destra nella finestra senza vetri, più in là dell’eternit sul tetto dei vicini, e c’è una barca di cinesi all’orizzonte. Undici corte ore di una notte passata a studiare e delirare, a studiare il delirio, Descartes La Shoah Frescobaldi La PFM Rossellini Pablo Neruda Jim Jarmusch la conoscenza criolla il tutto il niente e poi apri liberopuntoit e ci trovi lo scandalo del sesso orale tra l’avvocata e il detenuto. Niente da eccepire sul piano legale, il problema è deontologico. Morte alla deontologia, allora, se si oppone a un sano pompino. Morte a tutto ciò che va contro ciò che resta della libertà, e soppressione assistita per chi attenta alla PROPRIA libertà personale. Non è la televisione ad essere sbagliata. Sono i suoi spettatori.

Un tratto distintivo che accomuna i personaggi rappresentati in queste prime opere cinematografiche è costituito dal mettere in scena persone che vivono ai confini della comunità d’appartenenza, ai margini della società americana contemporanea: sono individui privi di un particolare percorso di vita, incapaci di decidere autonomamente il proprio destino, alienati da una vita sempre uguale a se stessa

L’eremita di Barranquilla


28 Dic

Un solitario del secolo ventunesimo, un monaco di clausura rinchiuso nel suo eremo nel centro di una città di due milioni di abitanti. Robert era il discendente di una famiglia nobile, di origini europee, che l’evolversi del tempo e delle rivoluzioni non ha toccato nella provincia del Caribe. Ancora sopravvivevano in lui retaggi di tempi lontani, di quando i bambini degli anni sessanta venivano educati a distinguersi dai “meticci”. Aveva una cugina, Marvel, che qualche decennio prima aveva combattuto il machismo e altre staticità barranquillere con l’arma della parola. Morì giovane a Parigi, dove ancora la ricordano nell’olimpo delle scrittrici latine.

Odiava il mondo, Robert. O, meglio, nutriva una profonda sfiducia in quello che era diventata, a livello globale, la razza umana. Per questo non abbandonava mai il suo nido di VillaKronopyos, un’antica casa repubblicana che profumava a pace nel centro della città più assurda del mondo. Usciva di casa la notte, quando i suoi nemici dormivano, per bagnare i suoi fiori e maledire quel multiforme inquinamento che gli toglieva le stelle e il profumo del mare. I giorni, li passava a “lavorare su me stesso”, così diceva estasiato. E i suoi strumenti erano interi scaffali pieni di libri, di dischi, di film. Era un cultore del diciottesimo secolo, e di tutto quello che artisticamente lo rappresentava. Conosceva Boccaccio e la storia dettagliata delle Repubbliche Marinare italiane, ascoltava Palestrina e i System Of A Down, viveva di retrospettive cinematografiche catastrofiste e reali. “Italiano, eh? Ah bene. Allora ci guardiamo subito un live della Premiata Forneria Marconi, gente in gamba”.

Era un figlio della psichedelìa, Robert. L’avanguardia musicale degli anni ’70 lo aveva travolto in pieno, trascinandolo in un mondo di acidi di funghi e di qualsiasi cosa potesse allucinarlo. Per diciotto lunghi anni era scappato alla morsa del mondo calandosi qualsiasi droga immaginabile. Poi, aveva scoperto Shakespeare e aveva conosciuto una donna. Quindici anni fa l’ha sposata, a lume di candela della loro cucina mentre preparava la cena, l’ha sposata senza preti né burocrati nè testimoni e da allora non può più vivere senza di lei.

Sono tornato a Barranquilla ed ho eliminato tutto ciò che questa città aveva rappresentato per me. Non ho cercato nessuno, ho lasciato il cellulare spento, nemmeno il sole del caribe ho incontrato. Immediatamente, però, sono andato a bussare alla porta di VillaKronopyos, a passare i pomeriggi tra disquisizioni sul razzismo d’Europa e la genialità dei Focus. Ogni tanto qualcuno suonava al campanello. Robert abbassava il volume, stava un minuto in silenzio e strizzandomi l’occhio scoppiava in una profonda risata.

Diary of a Baltic Man

Real Eyes. Real Lies. Realize.


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