Posts Tagged ‘Vita’

Đá


26 Set


avrei voglia di parlarti solo se tu fossi un’anima bianca,
un qualcosa che vola leggero.

fabrizio dice che quando i bambini sono bambini sono tutti rotondi,
sono una sfera di pietra che ruota su un piano inclinato,
una forza misteriosa ma poco importante da decifrare muove la superficie, in ogni momento.
e i bambini-palle-di-pietra rotolano in un’altra direzione, poi in un’altra ancora.
sono biglie impazzite, niente gli importa.

dice anche che i bambini non sono più bambini quando iniziano a scolpirsi da soli i fianchi,
quando determinano un sopra e un sotto da approfondire e rispettare,
poi un dietro e un davanti ognuno con le sue determinate caratteristiche
e certi colori, mai invertiti.

poi ogni esperienza una martellata,
e in ogni facciata contro gli altri blocchi di pietra
[ormai quadrateggianti, geometrici]
volano via pezzi di schegge, di pietra che non c’è più.

l’immagine si compone
la martellano i pensieri, le convinzioni, la filosofia.
segue il bozzetto dell’esperienza
delle illusioni che diventano ghiaccio tra le fessure
e anche il vento e la pioggia modellano la roccia.

il blocco di pietra alla fine è una statua.
rigida, ferma, compatta.
la fissità nel tempo sarà al proiezione di un’antropomorfa eleganza
di un agghiacciante delitto
che ha impedito a quella pietra
di continuare a rotolare.

 

 

Sul retro di una fattura verde e bianca


22 Lug

Quanto rimangono attaccati i cani, durante l’accoppiamento?
E il vento fuori dalla finestra. E il cielo in bianco e nero. E luglio che sembra marzo.
Milù ha saltato il cancelletto, Roger ha aspettato. Aspettava da due settimane, Roger. Paziente.
Tanta voglia di vederti sorridere.
Pensi agli ultimi mesi e dici che quel che importa è il momento.
Pensi a questo momento e dici che quel che è importa è il tutto.
Ma se “il passato e il futuro sono semplicemente storie, nient’altro che una e più storie”, dice il libro che stai leggendo.
Ieri sono andato a rastrellare le foglie e l’erba secca. “Ci sono due lavori inutili”, dice mia nonna. “Suicidarsi, e tagliar l’erba. Moriresti comunque, e l’erba, comunque, ricresce”.
Milù ha saltato il cancelletto, e chissà se Roger ha avuto il tempo di finire. Ma quant’è, poi, la possibilità di fecondazione, in un accoppiamento?
[Gli umani. Illusi di essere diversi dai cani].
Tanta voglia di dire qualcosa. Qualcosa: qualsiasi cosa.
E quel vagabondo là al piano di sotto, e una cena fredda riscaldata male intorno al tema della nostalgia.
Quella domanda che ti facevi da bambino, sulla settimana enigmistica in bagno, tra la lavatrice e il bidet.

Perchè è così difficile unire i puntini?

Serendipity


20 Lug

Serendipity

“Al vero anarchico non interessa cambiare il mondo”.

Seduto di fronte a quel che non c’è più


16 Gen

Un incrocio qualsiasi, nella Quito metropolitana. Un incrocio come tutti gli altri, con gli autobus che lasciano un alone di fumo solido sull’asfalto, un’umanità colorata che si perde nel cemento, il cielo costantemente grigio, sui duemilaottocento metri della metropoli andina. Davanti, dall’altro lato della strada, c’è un Subway, uno di quei ristoranti americani in tutto e per tutto simili alle bettole ecuadoriane, ma dove tutto costa due volte più caro, perchè il marchio e le luci così potenti.

Dodici mesi prima, quello era un internet cafè. Ricordo che ci entravo con un vago senso d’impotenza nella gola, un disagio incomprensibile. La sera prima, era stata una chiacchierata sfogo con una signora dalla corazza forte, a difesa di un fragile vuoto infinito. Antonieta, afroecuadoriana dallo sguardo duro, aveva perso suo figlio ventenne, lasciato morire dissanguato da un sistema sanitario privato e razzista. Raccontava cosa significa un dolore del genere, raccontava di quei sassolini che qualcuno, alle cinque del mattino, continuava a lanciare contro il vetro della sua finestra, come a voler comunicare una diversa presenza.

Era un internet cafè, alle ore 14.45 di domenica 16 gennaio 2011, fuso orario locale. Ricordo l’aria asettica, la strana sensazione che pervade ogni volta in cui si apre una connessione virtuale con un mondo distante 10.000 km più in là. Ricordo solamente lo schermo del computer che diventa buio, il colore del cielo che si squarcia su un’apoteosi di luce insopportabile, le voci dei presenti annullate da un fischio continuo, il fumo degli autobus che invade la gola il naso gli occhi, la fine.

Dodici mesi più tardi, tutto è diverso. E non c’entra niente il fatto che l’internet cafè sia diventato un Subway.

Un posto qualunque nel mondo

Bloom (like an artist)


17 Nov


Inbox – oggetti abbandonati sugli scaffali


17 Ott
Latito, hai ragione!
Ma avevo i miei buoni motivi. 
Il principale dei quali è: non avrei saputo che scrivere.
L’ambientamento a questa ultima faccenda ha assorbito le sue buone energia, 
tra chilometri sotto le suole e sana impotenza di fronte 
a certi problemi tipicamente caraibici,
tipo trovare nella Bombay del centro di Barranquilla tutto 
ciò che può servire in una casa, qualcosa tipo Ikea dei poveri.
Adesso, però, tutto sta prendendo la sua giusta piega.
I miei giorni iniziano con una secchiata d’acqua addosso nel patio dietro casa,
poi tutto ciò che succede si sta rivelando piacevole.
Come previsto, sono bastati pochi chilometri per separare 
nettamente Barranquilla da me, 
con il piacevole risultato di eliminare l’eliminabile.
In altre parole, passo buona parte del mio tempo in piacevole solitudine, 
forse perchè, ambientalmente parlando, il contesto aiuta. 
Oggi è mercoledì, per esempio.
Ogni mercoledì sera, per esempio, a Salgar la luce misteriosamente sparisce.
L’immagine di questo pueblo a lume di candela, con le stradine di sabbia e il
boato dell’oceano in sottofondo, è un momento di puro calòr.
Poi c’è l’università. Mi hanno dato un ufficio, mi hanno dato un computer,
mi hanno dato un corso di Italiano 1 e mi danno del lei. In più, mi danno libero accesso
alla mediateca universitaria, non solo ottimi libri – in italiano – 
ma anche una caterva di dvd. Non mi lamento. 
I miei studenti sono un bel gruppo, dai 17 ai 40 anni,
ed ormai viaggiamo per la sesta lezione, tra grammatica arti e cultura generale.
Ho una certa libertà nei contenuti, cerco di approfittarne.
Anche se ciò comporta sostituire tiziano ferro con giovanni lindo ferretti.
Venerdì, invece, inizio le lezioni della specialistica.
Due materie già da adesso, due materie più avanti.
E tu invece? Sapevo da fonti certe che eri partito in bici verso oriente.
Calcolando la velocità di internet in Val Mongia, 
il messaggio è stato qualcosa tipo
“è partito verso la romania in bici e treno. Grande”. Vago, ma credibile.
E come procede la cosa? Sei in solitaria? Se non è blasfemo dirlo, ti invidio.
Hai poi comprato un volo per queste terre maledette?
Vedrai tu come organizzarti, ma nel caso piombassi a Salgar
chiedi per la Casa de las tres Piedras ;-);-)
Spero di leggere qualche tuo intruglio di birra e sudore.
hola hermano!!! como te va la vaina?
qui sono praticamente al giro di boa di metà missione. Quasi a tirare un bilancio. Prima considerazione che sicuramente sarà difficile che possa resistere in italia più di qualche giorno. Seconda considerazione è che è un’esperienza che ti muta di dentro. Poi la fortuna di aver visto un popolo che difficilmente avrei potuto conoscere in altro modo.
Potrei accettare il consiglio di enzo ed andare a vivere in un luogo sperduto ed isolato. Saprei comunque di aver vissuto.
Mai come in questi giorni sono lontano dalla realtà materialistica occidentale. Per certi versi mi sono ancora più isolato di quello che già il posto comportava.
In questi giorni mi tornano alla mente le serate a salgar.
Luce soffusa e voluto isolamento. Già allora.
Non male direi.
Inizio a preparare lo zaino per il lungo inverno. Camminando.
Nulla può valer lo sforzo di fermarsi.
Si tornerà all’origine e alla migrazione.
Hola,
e beato te che puoi permetterti bilanci. 
Qua e' tutto un bombardamento indiscriminato di...nulla, alla fine.
Effettivamente il tempo scorre, da quelle parti probabilmente 
piu' lento del previsto, ma in un attimo sara' comunque tempo di migrare.
In questi giorni di troppe luci e antitetico isolamento (quant'e' lontana Salgar!)
mi sono accorto che non ha poi cosi senso, quello che continuano a ripetere tutti,
da queste parti. Voglio dire: il pandino delle poste,
il dover attrezzarsi per l'autunno, i programmi a lungo termine, 
ancora una volta, li lascio agli altri.
Quello che ritorna con insistenza nella cabeza, invece, 
e' il progetto di viaggio verso est.
Iran, Turchia, Inguscezia, donde sea. 
L'importante e' non avere una meta, solo un po' di adrenalina
e la sana sensazione di sentirsi vivo. 
I quattro soldi del signor posteitaliane vanno spesi in qualche modo,
e mai come in questo momento sento il bisogno di fare un qualcosa
di veramente utile; fuggire, per esempio. Un taglio netto.
E quindi non so che sara' nel tuo zaino per il lungo inverno.
Non so quale percentuale di tutta la carne che sto cercando 
di gettare sul fuoco cuocera' fino a diventare qualcosa di concreto.
In ogni caso, io ci so(g)no.
Sogno isolamento coniugato con movimento.

Continuum spazioatemporale


09 Giu

…dice che c’è un unico filo invisibile che ci lega tutti, anche se noi non lo sappiamo.
Anche per questo ogni volta che passa davanti al vecchio cimitero di quella borgata ormai persa, si ferma.
Arresta la macchina in mezzo alla strada, tronca i suoi discorsi a metà, rimane in silenzio mezzo minuto.
Di fronte al cancello arrugginito di un cimitero lontano duemila km da casa sua, nel silenzio di chi è passato su quella terra cent’anni prima di tutti noi, tra le tombe bianche di chi non è nemmeno più un nome e non era ancora una fotografia, lui sente la forza del filo invisibile.

Pomeriggio al parco Heratsu


01 Mag

Fa parte di un unico tutto, che ormai non conosce più né lingua né modalità di espressione, è un’energia interna che semplicemente pulsa, una forza che intrinsecamente accelera, un bisogno di aver bisogno che si soddisfa nel nulla. Attraversa coordinate spaziotemporali falsate, fermenta negli inverni di momentanei esili, fiorisce in un maggio solitario di fronte a un fiume che scorre all’incontrario. Significa tutto e non significa nulla, significa il significante di sé stesso, significa parole che non sono mai troppo assolute per esprimere una vibrazione, significa quel che scrive un amico da un marciapiede di stoccolma, significa star sdraiato in un prato e sentire le nuvole e vedere jimi hendrix dietro la schiena. Ritorna nei nomi biancoblu di chi un giorno è stato un volto, accumula potenziale nella cantina virtuale che riunisce il miglior vino, nella cantina virtuale dove ci si ubriaca per inseguire – e non fuggire- una realtà che si è toccata con mano. Rimane Mistero e chimerica utopia, rimangono le orme di un cammino ancora da percorrere, rimane l’immagine digitale di un pomeriggio al parco a catturare in uno schermo un pezzo di mondo, a fissare nel microfono un minuto di storia, a stringere tra i pugni l’illusione e la consapevolezza di essere vivi.

Bucarest


02 Apr

Come in un lungo piano-sequenza cinematografico, Bucarest sono mille realtà sovrapposte in continuità lineare. E’ un’immagine di forte luce chiara, grigio imperante, e una scenografia di pubblicità in formato americano e palazzi tedeschi e bulevard francesi e disastri sovietici e bruttume contemporaneo, un’immagine mossa dai passi di un popolo che si cerca e s’insegue – ma anche in questo caso sono livelli sovrapposti – tra diverse velocità.
Una città che si rinnova e si sconvolge. Tra abbandono e desiderio, in fuga dal passato e bramosa di futuro, Bucarest lascia all’azzardo la gestione del suo presente. I grandi parchi del nord, in attesa di una primavera che non arriva, rubano la scena ai cubi di cemento di altre epoche e rivoluzioni, e tra le vie del centro una lapide qua e là ricorda venti ventenni caduti sotto i colpi del dittatore. Falce e martello hanno lasciato il posto alla stella a tre punte dei mercedes neri, parcheggiati sulle piazze del centro, ma capita anche di veder transitare un trattore, di fronte al chilometro zero della poliedrica nazione. E poi ci sono i rifugi, tanti rifugi, sintomo di un popolo giovane affamato di cultura e di fuga da un futuro che qualcuno vorrebbe dipingere blu con dodici stelle gialle. I rifugi, tanti rifugi, mimetizzati negli scantinati dei grandi edifici o illuminati da manifesti virtuali. I musei della capitale, un’elegante tradizione classica, e un teatro che in Europa è leggenda e che riscopre oggi Eugéne Ionesco. Ma anche concerti di ogni tipo, strepitosi trii jazz in tourné dall’Austria, e una retrospettiva cinematrografica sull’Europa vista dalla non-Europa, dall’Europa dei confini, da registi serbi, croati, georgiani, romeni. E nel frattempo, come nella storia di Parada, nei sobborghi intorno alla stazione i figli di Ceacescu continuano a sniffare colla nei sacchetti di nylon, sotto gli sguardi indifferenti di chi comunque non si ritiene responsabile, perchè gli zingari, i rom e i sintu, sono zingari anche a Bucarest.

Est


23 Mar

Semplicemente ti sembra la cosa più giusta, la più logica, la meno sbagliata. Non sapresti nemmeno dire se lo fai nel nome di un dio effettivo, o se si tratta semplicemente di legittima difesa. E nemmeno potresti essere sicuro di volerlo veramente, questo ennesimo shock. E’ lui che ha scelto te, che ti ha trovato. Non puoi sottrarti.

Non si tratta semplicemente di un momento ben definito. E’ un pezzo di caos che fa parte del Tutto, è la bramosia dell’ignoto che diventa legge, è un manifesto simbolico di un disegno più grande, di cui sei creatore e suddito. Vivere la vita come un’opera d’arte, tra passione e sofferenza, desiderio e follia. Come un’opera d’arte, da costruire seguendo l’istinto, l’ispirazione del momento come unico percorso da seguire, le figure che cambiano forma lungo il cammino, la sovrapposizione degli elementi per creare intensità.

Ti diranno che sei pazzo, o cinico, egoista,uomo instabile, avventuriero. Ti diranno cose sagge, sputeranno contro la tua proposta d’avanguardia, una vita come un’opera d’arte non va presa troppo sul serio. Ma tu sarai immerso nel tuo vortice di poesia, solo e nudo di fronte all’esplosione di inaspettate bellezze, insensibile a tutto ciò che non si manifesti sotto forma di puro calore umano. E anche la distanza e la solitudine scaldano, finalmente hai imparato a capirlo.

E quindi eccoti lì di fronte a nuove idiosincrasie da scoprire, lingue sconosciute da decifrare. Tutto così nuovo e tutto così già visto, mentre pensi che in fondo pianure, montagne e deserti sono prima di tutto paesaggi dell’anima. Un altro pezzo del mondo degli uomini si apre oggi sotto i tuoi occhi, e basta chiudere le palpebre per rivedere il caos e spaventarsi di meraviglia. La vita come un’opera d’arte, tra passione e sofferenza, desiderio e follia.

Diary of a Baltic Man

Real Eyes. Real Lies. Realize.


Ricerca personalizzata