Mentre torni indietro, sotto una luna che diventa fredda e improvvisamente mutilata del suo lato migliore, e solo il motore dà un senso sonoro a canzoni in potenziale, orfane di musica – accordi comunque in minore, accordi immaginari –, tu solo in macchina, e i nuovi capannoni industriali prefabbricati che spuntano come figli illegittimi, senza un nome né un perché, e nelle orecchie ancora le chitarre di un rock sbiadito da ogni sorta di covers, e lo sguardo illusoriamente provocante di lei, cosa fai quest’anno e chi lo sa, beh fatti sentire io sono qua, mentre superi mazzi di fiori freschi sul ciglio della strada e d’istinto sposti il piede sul pedale più a sinistra, alzi gli occhi sullo specchietto retrovisore e ti risvegli come ubriaco la domenica mattina, sensazione sgradevole di mille dejà-vu.
Posts Tagged “Vita”
Jul
14
2010
Molteplici altri di noi stessiPosted by Baltic Man in Vita, tags: 2050, popolazione, raddoppia, senso, umana, Vita
May
09
2010
Quo vadis?Posted by Baltic Man in Barranquilla, Salgar, Viaggi, Vita, tags: Ritorno, Salgar, Viaggi, VitaI giorni scorrono via come sabbia tra le mani, in questa eterna stagione che volge verso la sua fine naturale. Tramonta il sole sul cielo del Caribe, ed è una luce arancione accesa, viva, una sola inesprimibile immagine per racchiudere tutti questi mesi (anni?) trascorsi in una vellutata, meravigliosa solitudine, tra pagine ingiallite e quaderni ormai pieni, sotto il letto. Salgar scompare piano piano. Già da un paio di settimane i miei diciotto metri quadrati di sabbia si sono riempiti di vecchie voci e nuove musiche, un pezzo d’Europa alla deriva su terre che nuove non lo sono mai state. La surreale presenza di un gruppo di amici da queste parti- pochi ma buoni – è un segno dei tempi che evolvono, nonostante l’immobilismo intrinseco nei giorni cotti dal Tropico. Parlare italiano significa ritrovare quella parte di me stesso volontariamente dimenticata sotto il cumulo di giorni mai così uguali, mai così diversi. Gli ultimi giorni, e tutto si accellera. Quando la candela inizia a galleggiare tra il liquido della cera, è tempo di aver paura del buio che verrà. Un’ultima, effimera illusione, e tutto arricchirà, ancora una volta, l’intangibile fardello di un passato che un bel giorno sembrerà così romanticamente lontano da non esser mai esistito. E’ la fine. E’ un altro inizio. E’ questa cosa strana che qualcuno si ostina a chiamar “vita”, e che altro non è, se non un correre dietro a sé stessi. (Da oggi qualche pezzo di me gocciolerà, in spagnolo, sull’illustre BlueMonk Moods. Siete tutti invitati).
Apr
14
2010
Ipocrisie da macchina del caffèPosted by Baltic Man in Caribe, Italia, tags: cambio, caraibi, Colombia, mollo tutto e vado a vivere ai caraibi, Vita“Mollo tutto e vado a vivere ai Caraibi”. Facile a dirsi. Senza contare l’aria del mare che brucia i computer e le televisioni. La sabbia costantemente sul pavimento. L zucchero chiuso ermeticamente nel frigo, le formiche che compaiono dal nulla. Musica salsa alle sette e quarantacinque del sabato mattina nella finestra senza vetri dei vicini. Le zanzare cariche di dengue. Un sistema elettrico precario che soffre ogni volta che il frigo si mette in moto. L’acqua potabile chiusa in borse da cinque litri. Un’innumerevole schiera di sette evangeliche paragonabili solo alle zanzare cariche di dengue, incollata alle finestre dell’Inconvertibile. L’intrinseca complessità mentale nel mollare veramente il cosiddetto “tutto”, ed andare a vivere ai Caraibi.
Mar
12
2010
Affollata solitudinePosted by Baltic Man in Viaggi Mentali, Voli, tags: Arte, hokusai, onda, Viaggi, Vita
Nota per chi non legge questo testo chattando. L’immagine qui sopra non è solamente un’immagine, sono 90 anni di vita spesa ad osservare. Per chi ne volesse sapere di più, Hokusai.
Oct
05
2009
A donde?Posted by Baltic Man in Barranquilla, Caribe, Colombia, Sud America, Vita, tags: alternativa, cambio, caraibi, Vita
Eliminare il messaggio selezionato? Azione non disponibile. Chiedere conferma all’amministratore del sistema.
Feb
08
2009
Signora societàPosted by Baltic Man in Arte, Cuneo, Vita, tags: Arte, devianza, fantasia, personalità, società, Vita
Vai in chiesa a costruirti il mito di vite ultraterrene, e firmi decreti folli per esorcizzare – terrorizzato – la morte. Sopporti un amore per inerzia, e pretendi d’infarcirmi coi tuoi discorsi del cazzo sul senso della coppia. Spegniti, messaggero ipocrita di consigli non richiesti. Accetta e riconosci l’esistenza del bello, del diverso, dell’arte, della devianza, della prospettiva, del punto di vista, della personalità, di tutto ciò che può esulare da quelle due linee rette che hai tracciato per me. Lasciami vivere giorno per giorno finchè morte non mi separi o finchè ne avrò voglia, e se proprio vuoi salvare una vita, comincia dalla tua.
Jan
31
2009
Subida ParaìsoPosted by Baltic Man in Barranquilla, Colombia, Love, Viaggi Mentali, tags: Barranquilla, Colombia, Paraiso, subida, VitaUn percorso mistico, quasi infinito. Sessantaquattro con Novantuno C fino a Quarantanove C con Ottantanquattro. Ricordo che abbaiavano i cani, e mi inseguivano, bastardi esseri pulciosi e selvaggi così vivi da spezzare la morte di quelle notti. Quei cani, simbolo della morte viva nelle notti morte. E le mie ciabatte, sempre più veloci sul cemento sudato, su da quella salita infinita, viaggi mentali ed un pellerossa tra le dita, miliardi di pensieri incasinati dopo un’altra overdose di te. Su per quella salita ti ho conosciuta ed ho conosciuto me stesso, su da quella salita col filo spinato, e le guardie ed i ladri ad inseguirsi intorno a me. Che me ne andavo col computer sulle spalle, alle due di notte nella Provincia del Tropico, e a fanculo il terrorismo psicologico, ogni notte a sognare case coloniali e capanne di banano, fino al giardiniere notturno che solitario rinfrescava il cemento. Quella salita qualche ora prima era stata una discesa, la mia solitudine era stata la tua compagnia, i colori del mondo apparivano diversi. Quella salita esisteva solo se esisteva solo per me, nessun taxista né puttana né disperato né giardiniere popolava quel regno, me ed i miei passi e i buchi nel cemento e i buchi nella testa e l’immagine di me stesso con la mano sul tuo culo al pomeriggio. Dietro le mie spalle l’essenza, di fronte a me l’immortale disordine, poker e alcol e amici e superficialità rendevano più difficile e più magica la maledetta salita. Camminavo sotto quei mangos e respiravo leggenda. Immaginavo libri e parole e frasi e canzoni da incidere su quel cemento, disegnavo progetti e scenari e miti troppo lontani in questa pianura fredda. Quella salita collegava il mondo al paradiso, ma io ancora non lo sapevo. |
In un bel giorno di sole del duemilacinquantatre, quando leggerai che la popolazione umana ha toccato quota dodici miliardi di esemplari, ti verrà un colpo. Poi ti avvicinerai verso lo specchio, e cercando tra i cassetti della memoria, ricorderai che nel vicino 2000 si superarono i sei miliardi. Farai un rapido calcolo, e scoprirai che nel corso della tua misera vita, l’essere umano ha raddoppiato se stesso. Come una cellula, come una piaga. E ancora una volta il tuo essere materialmente presente su questo pianeta subirà un inevitabile attacco alle radici; e finalmente, morirai.
Ci si cerca. Ci si incontra. Non ci si incontra. Si insegue la traccia dei propri piedi ripercorrendo la sabbia al contrario, fino al mare, per lo meno. Più in là, inutile proseguire, ed è allora che si ritorna sui propri passi ed un’altra volta l’acqua ha cancellato tutto, ha riportato le cose al suo stato iniziale. Terribile metafora di un inutile passaggio umano su questa terra che trema e si muove, che un giorno ci scrollerà di dosso tutti, noi e le nostre inutili immondizie. Si cerca la scia di chi ha calpestato la sabbia prima di noi, altri piedi per sentirsi meno soli, e quel che si ottiene è altra acqua, nient’altro che acqua, il mare. Un po’ più in là sono visibili tracce di piedi, uno sull’altro si eliminano e si sovrastano, che alla fine non è più possibile distinguere le singole individualità e viene voglia di invocare un’onda un po’ più lunga, che annulli e appiattisca. Ci si cerca, nelle parole degli altri, nell’inganno di chi per un momento ha creduto di essere veramente libero, senza sapere bene com’è andata a finire la storia. Ci si incontra, non ci si incontra, e comunque tutto finisce quando arriva l’onda.
Perdiamoci, e nada màs. Giù in direzione dell’acqua verso un sud che prima o poi ci fermerà, giù tra le empanadas e le arepas, tra i taxi e vecchi bus, moto, frutta, i carri dei basureros, le camionette texane dei ricchi di zona-nord, il negozio dei mariachi e l’ambulante venditore di mangos. Un’immersione totale nella relatività degli universi circostanti, se è così facile prendere un aereo e inventarsi un nuovo mondo. Ovviamente, un bonus riservato solo ai possessori di un idoneo passaporto. Parole di cui ho sempre ignorato il significato. Come “leadership”, “competitività”, “spirito di gruppo”. Balle. Servono per nascondere dietro una finta maschera terminologie più complesse, tipo “fuga: voglia di” con tutto ciò che fuggire realmente comporta; sono stati scritti interessanti libri sull’argomento. Parole che servono solo per mangiare, e nutrono comunque meno di una braciolata tra amici. Dall’alto di un marciapiede a scalini del Parque Metropolitano, il mondo è un algoritmo di combinazioni possibili, potenzialmente illimitati, e l’uomo, una pedina verde nel grande labirinto. Paradossalmente curioso come sia generalmente limitata la percezione di un possibile schema alternativo, un altro vivere (e non un’altra vita) nuove verità, una nuova password sul computer della biblioteca. Il cambio. L’illusione.
Hai firmato un mutuo di quarant’anni per comprarti il villino, e mi parli del mio futuro che è ormai fottuto.
Entries (RSS)