
Non è facile, scrivendo sui limitati spazi di un giornale, riuscire a condensare una notevole quantità di follie in una sessantina di righe. Eppure sul Venerdì de La Repubblica, magazine capace – tra l’altro – anche di pubblicare uno scoop completamente inventato, ogni tanto ci riescono.
L’articolo riportato qui sopra, a firma di Piero Ottone, è uno di quei micidiali mix di populismo e malainformazione particolarmente apprezzato dagli editori italiani, soprattutto quando sono finite le tette e i culi da spalmare un po’ di qua e un po’ di là . L’insana situazione dei media nostrana si può quindi riassumere brevemente in:
- …a cominciare dall’alcol, che è forse la droga meno dannosa. Sarebbe bastato un rapido giro su google per smentire questa balla colossale, nota a tutti tranne che a qualche ministro e al signor Piero Ottone.
- I poveri non si drogano. No? Si drogano eccome, i poveri. Semplicemente, quando non possono permettersi determinate sostanze stupefacenti, si buttano nel crack, o sniffano colla, o allungano la cocaina con il cemento in polvere.
- Si sono provate tutte le strade per arginare l’uso di droghe. Si è provata la strada della severità e dell’intransigenza, come quella della liberalizzazione. Si? E dov’ero io? E dov’era Ottone? In Olanda? Il mondo è ancora piuttosto lontano da quella liberalizzazione che potrebbe rendere meno ipocrita un sistema che ingrassa le mafie di tutto il mondo.
- La prevenzione più valida è l’offerta di alternative che impegnino e appassionino un giovane. Lo sport è spesso lo strumento adatto. Questa è quella che più mi fa incazzare. La più patetica. Perchè lo sport è probabilmente il settore umano maggiormente colpito dal problema delle droghe, e nemmeno troppo sommessamente. Perfino i cosiddetti “atleti della domenica” al lunedì, dopo la gara rionale, pisciano blu, e non si è scoperto oggi.
Se gli spazi nei giornali continueranno ad essere occupati da questi personaggi, i giovani giornalisti continueranno a bestemmiare duro, l’opinione pubblica italiana non potrà fare altro che rincoglionirsi ulteriormente, e gli italiani all’estero presto si dichiareranno ufficialmente apolidi.
Piuttosto, tette e culi.
Camminavo per le vie di genova. Senza un senso apparente sai, semplicemente fluìvo, apatico. Penso riflettessi sull’importanza di alcune cose. A pensarci meglio, mi chiedevo se possa rendere la vita più felice vivere una vita in mezzo alle palme o in mezzo ai pini. Un dubbio atroce per uno e insignificante per cento, lo riconosco. Poi, rubai al vento umido dei vicoli la percezione di un suono. Era più che un suono, era un idoma, un universo conosciuto. Era lituano. Labas, dissi. Sui loro volti si pietrificò un attonita crosta di sgomento. Non parlavano una parola di inglese, mi toccò rispolverare le vestigia di quella lingua nobile che claudicante ancora (r)esiste – stupore – nei meandri del mio cervello. Furono ore di squisito sapore, e ancora adesso mi sento in colpa per aver fatto loro perdere Sampdoria-Kaunas.
E così pare proprio che il personaggio dell’anno sia
E così Ryanair arrivò a CuneoLevaldigi. “In prova per qualche mese, con due voli per l’Inghilterra e uno per Dublino. Poi, se funziona, confermeremo la faccenda”, dissero i suoi 


