Archivio per Febbraio 2007

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Il costante vagabondare nella notte di Kaunas mi ha portato, qualche notte fa, negli angoli piu’ remoti di questa citta’ che tante sorprese puo’ offrire, posti visti e rivisti ma mai guardati attentamente, che appaiono in un minuto e fermano il camminano, modificano i piani.       

Ed e’ proprio cosi’, tagliando i -15 gradi tanto annunciati e finalmente arrivati, che la musica ti si pianta nelle orecchie, sale da una finestra a livello-asfalto e in cambio trascina giu’ te stesso, folgorato da quel qualcosa che si cercava ma non in quel momento.

Questione di un attimo e il termometro sale vertiginosamente, di 30 gradi e anche piu’, temperatura inversamente proporzionale all’altitudine, con ogni scalino che ti porta sempre piu’ sotto, luce e suoni a braccetto si espandono, la notte diventa sempre meno notte. O forse sempre piu’ Notte.

Kaunas questa sera offre, a sorpresa, musica live, gia’, proprio quella dolce sensazione di cassa e rullante che si unificano al battito cardiaco troppo deludentemente ambita in questi mesi. Per una volta non consolle ma Stratocaster, non digitale ma maledettamente analogico, poco software e tanta creativitá, fantasia, passione. Il maledetto profumo del palco, condiviso da 3 boybands, uno spostamento bidirezionale tra kilometri e tempo, a ritrovarmi con una birra in mano davanti a uno specchio. Guardo i lituani riempirsi di musica e giá li conosco, loro guardano me e non capiscono, che ci fa un “inglese” li’ in quella cantina dichiaratamente contro ogni norma di sicurezza? 

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Parte il valzer delle conoscenze, il cerimonioso urlare nelle orecchie a due metri da un Marshal per farsi capire, l’osservazione di come tutto sia uguale in ogni angolo del mondo ma non cosi’ simmetricamente uguale. Una serata rock-punk-raggae a maggioranza femminile a Cuneo o Genova non mi ricordo di averla vista. Concerti che iniziano alle 8 per finire prima di mezzanotte, va detto, nemmeno.

Quando il mixer si spegne, quindi, saluto e me ne vado, un’altra volta ancora, verso lidi giá conosciuti, questa volta Kaunas non mi interromperá piu’. Discoteche che ormai mi chiamano per nome e di cui non posso fare a meno, incredibile come fugga da questi locali in Italia e come invece mi rapiscano qua.

Con me, ci sono 3 o 4 nuovi Erasmus, personaggi che si catalogano come Interessanti prima ancora di averne memorizzato il nome. Destinati a diventare molto piu’ di un ricordo dei tempi dell’Erasmus. E’ la loro prima volta in quel locale leggermente periferico, li guardo compiaciutamente divertito. Impazziscono, non ci credono, tutti si avvicinano per ripetermi le stesse frasi, magari in lingue diverse.

Mi ritrovo un’altra volta davanti a uno specchio.

Troppo facile perdersi, nelle travagliate conseguenze che possono collegarsi tra mondi reali e mondi virtuali. Perdersi in progetti che si accumulano, appaiono per qualche secondo, in attesa di un successivo upload che li relega nella cronologia del progressivo oblìo. In effimeri attimi di entusiasmo catalogabili nella categoria delle “idee che non verranno mai realizzate”. E quante ce ne sono.

Eppure può capitare, qualche volta, che l’illuminazione divina sia più forte, capace a spingere l’ennesimo file temporaneo un po’ più in là del confine tra idea e azione, fino a caricarsi di un’irrefrenabile energia travolgente, quasi schizofrenica, che finirà la sua corsa solo dopo aver oltrepassato la frontiera.

Il caso vuole che sulla mia strada si sia imbattuto un portoghese, Anibal (ne ha parlato anche Paolo), che nella routine di un giro di mondo online si è imbattuto in una miniera di offerte per lavori, stages e periodi di studio collegati da un delizioso filo comune, quella parola che imparata una volta difficilmente si dimentica: international.

Ebbene, quello che era nato come un “ci provo e chissenefrega” si è trasformato progressivamente, nel giro di poche settimane, in un test concreto, in una selezione, in un viaggio a Varsavia per un colloquio, in un successo. In una rivoluzione completa della propria vita. Con un repentino cambiamento particolarmente percettibile, da una condizione di devastatissimo studente Erasmus giramondo per passione a quella di autorevole collaboratore BBC giramondo per lavoro. A 3,300 euro al mese, contratto a tempo indeterminato.

Utopia? Forse. Anzi, sicuramente, per chi continua a cercare il Lavoro Della Vita tra annunci di giornalacci locali o agenzie di schiavismo varie.

Utopia? Sicuramente, per chi prima di partire per l’Erasmus non poteva immaginare quante possibilità di moltiplicare le proprie possibilità si creano succhiando la polpa da ogni Luogo (virtuale o reale) e poi cercarne un altro.

Utopia? No, realtà. Senza accorgersene si è oltrepassato il confine tra virtuale e reale, il processo è stato completato, anche per la valigia comprata in vista-Erasmus da Anibal il contratto è cambiato, e adesso è a tempo indeterminato.

Prima di chiudere il tour quotidiano nel mondo virtuale, lascio un regalo in condivisione che è stato lasciato a me: il link del sito che cambia la vita. Let’s go!

Quando il Dio del Vento ti propone dieci gradi sotto zero, quando in un Paese civile (in questo caso, la Lithuania) al mercoledì si entra gratis nei musei, quando trovi piacevoli compagnie disposte ad accompagnarti, perchè non fare un salto al M. K. Čiurlionis National Museum of Art???

Sculture di legno, croci cattolico-pagane, quadri già visti e rivisti in almeno altre 500 situazioni chiedono invano attenzione nell’enorme palazzo in stile Arte Sovietica. Poco dopo, però, nel sempre valido topic del “dulcis in fundo”, appare Lui. Mikalojus Konstantinas Čiurlionis.

Considerato come il padre della cultura lituana contemporanea, ha avuto il privilegio di vivere la sua giovinezza in tempi non ancora sovietici, non ancora troppo bellici, universalmente fecondi di materiale artistico. Ha avuto, in compenso, la sfortuna di non vivere oltre la propria giovinezza, in quanto se n’è andato, come a tanti Geni è accaduto, poco dopo i 30 anni.

Soli 8 anni di attività artistica effettiva quindi, sufficienti però per dare alla luce 260 quadri e più di 300 composizioni musicali, di cui 8 opere classiche complete. Pittore, pianista, compositore e novelliere: un poker perfetto poche altre volte azzeccato se si va a studiare le biografie degli artisti. Un viaggio mentale continuo nei freddi corridoi del museo, che coinvolge più di un senso grazie ai colori-modello fantasia dei quadri e accompagnati dalle sue musiche, costanti. Un uomo capace di racchiudere in una sola persona tutto lo stile proprio dei Pink Floyd, ma qualche anno prima e qualche kilometro più ad est.

Anche in Lituania nascono persone capaci di portarti in mondi alternativi senza dover necessariamente arricchire gli spacciatori.

Eccomi, mi presento.

Sono il nuovo portavoce dell’Uomo Baltico, con un nuovo look e quel non so che di professionale (chissà poi perchè…) in più rispetto al mio predecessore. Che dopo 75 posts, diciamolo, cominciava ad essere un po’ macchinoso nei movimenti.

Non pensare che sia nato dallo spirito di iniziativa di quel tipo che ogni tanto rovescia le sue miglia e miglia di viaggi mentali su queste pagine virtuali: obiettivamente, è già un miracolo che riesca ad allegare immagini e video alle parole.

No, sono qua grazie a Karim, probabilmente già tu lo conosci, che si è sbattuto tra lettere e simboli e plugin vari per farmi arrivare al tuo cospetto. E’ anche il suo lavoro, mi dirai tu, ma la cosa divertente è proprio il fatto che nessuno l’ha pagato. Chapeau.

Tu, che per qualsiasi motivo ti imbatti sulla mia strada, sai già cosa devi fare: leggere, provare a decollare coi pensieri anche tu, scrivere. Scrivere. Perchè questo, nonostante tutto, continua ad essere un blog, “un luogo dove si può (virtualmente) stare insieme agli altri e dove in genere si può esprimere liberamente la propria opinione. Ciascuno vi scrive, in tempo reale, le proprie idee e riflessioni”.

Il blog quindi sono io, ma sono io se ci sei tu. Basta avere qualcosa da dire, e si potrebbe anche andare avanti tranquillamente senza il Baltic Man.

Già da qualche giorno ormai a Kaunas c’è un nuovo suolo cittadino, che ha completamente sostituito asfalto e mattonelle varie: il ghiaccio.
Lo sport nazionale qua pare essere diventato, quindi, il pattinaggio, anche se di artistico c’è ben poco. Uomini e donne, vecchi e bambini, che se ne vanno in giro a passi stentati, e una presa per il culo costante perchè costantemente qualcuno va pericolosamente vicino alla caduta.
Non ho ancora capito se costerebbe così tanto buttare un po’ di sale ogni tanto, quantomeno nel centro pedonale, quantomeno in Laisvès Aleja. Per fortuna, almeno, la Lithuania è piatta.
© by Baltic Man