Archive for the ‘Notte’ Category

Ricostituente


11 Set

bevi sciroppo degli Dei
aspira aria di folletti
e ama la Giungla.

 

Post-punk Dilemma


27 Mag


 

Butta la buta
Buttalabuta
Getta via la bottiglia,
Smetti di bere.

Stop Drinking.

Butta la buta
La buta non è il cammino, compagno di strada
Buttalabuta che non serve più a niente
Butta la buta,
il vento ci sente.

“Non butto la buta perché là dentro c’è il mare”,
dice el viajero mentre è seduto e guarda il sole
Non buttolabuta, non è cosa da buttare
Non butto la buta perché dopodomani tornerà la carestia
la notte si farà lunga, e allora la buta potrà servire.

Buttalabuttala buta la buta.
Rotolano le pietre sulla Valle dell’Inferno.
Sono i camosci, cercano il sale sulle rocce del mare.

È un mare glaciale,
che conserva il ritorno di qualcosa di grandioso,
qualcosa che rimane.

Butta la buta e buttati tutta
c’è riparo e c’è posto per tutti lì sotto
buttalabuta la buta la buta
c’è posto per tutti, c’è posto per noi.

Immuni


06 Mag

The story of the world is written by light

Abbiamo incontrato un tale, lassù.
Diceva che in fondo le cose potrebbero tranquillamente rimanere così.
Nessuna costrizione all’orizzonte.
‘Non posso, non voglio, non devo’.

Nessuna scusa.
Affinché le cose rimangano così, non si può più scendere a compromessi.
Non potrai più dire ‘sì’ a ogni proposta idiota.
Non vorrai più ritrovarti a dire che non è servito niente.
Non dovrai più giustificare nulla.

Non posso,
non voglio,
non devo.

Quel tipo diceva che è il momento giusto per dire basta alle occupazioni inutili.
[Diceva così, ‘occupazioni’, e intendeva marcare una netta differenza con il concetto di ‘mestiere’].
Si potrà dire che non servono a nulla i corsi di sicurezza, oggi che i corsi di sicurezza li fanno sul videocitofono?
Quel tipo diceva che avrebbe pagato volentieri 5.000 dollari per un corso di sicurezza in cui ti insegnano, quantomeno, ad eseguire un massaggio cardiaco. A conoscere lo shock anafilattico, a salvare una vita.
E invece niente. 5.000 dollari buttati nel cesso, a ingrassare un sistema fondato sul nulla.

‘È questo che mi dava fastidio in quelle robe’, diceva il tipo.
‘Il fatto di vederli mendicare, per sopravvivere, il tempo degli altri. Io l’avrei bevuto volentieri un bicchiere di whisky con quel tipo dei corsi di sicurezza, che aveva una brava moglie e forse anche due bambini simpatici, e gliel’avrei offerto io. Ma il fatto di presentarsi così, “ti serve il corso di sicurezza per fare il tuo mestiere”, capisci che è umiliante un po’ per tutti, e principalmente per lui’?

Ben venga il distanziamento sociale, una certa consequenzialità nella gestione degli spazi.
Quel tipo lo diceva in un prato di genzianelle, che per la prima volta erano tornate a fiorire.
Negli anni scorsi le portavano via i predoni del nulla.
‘Quella gente che dice “un modo come un altro per passare la domenica”, ha detto il cowboy su sul colle, sdraiato nel suo prato di genziane,
quella gente che dice “un modo come un altro per passare la domenica”, non merita più nulla.

Anche quel tipo sul colle avrebbe potuto diventare un esperto di corsi di sicurezza, e invece si gode la primavera.

Non è questione di fortuna, ragazzi, o per lo meno: non solo.
‘Io non prego dio’, ha detto fiutando l’ultima presa di tabacco.
‘Io non prego dio: io a dio gli parlo’.

Gli dico, le dico
[perché forse dio è femmina]
che anche oggi ho fatto il mio lavoro, o per lo meno quel poco che ho ritenuto giusto.
E che adesso tocca a lei,
unknown god of ours
portare avanti questo viaggio nel destino
sospingerci nel vento,
mantenere lieve il cammino.

She. brings. the. rain.


18 Apr

 

Ma non state chiusi nella stream-life, voi?
No. Noi pensiamo al dopo.

E dove state andando?
Verso quelle fasce lassù in alto.
Abbiamo acceso il fuoco ieri sera, e oggi abbiamo visto il pennacchio di fumo.
Vogliamo controllare che sia spento, e se non è spento, gli soffieremo addosso, per fare in modo che bruci di nuovo.

Portavano un rastrello, una mochila a tracolla e un libro e una bottiglia.
Il libro era Le Mille e una Notte, autore sconosciuto.
La bottiglia aveva un’etichetta che diceva Shahrazād, e sembrava un nome adatto per un buon vino e per quella situazione, anche se poi in fondo nessuno aveva detto che si trattasse di vino, né aveva specificato di quale situazione si trattasse.

Narrazione, esecuzione, racconto transmediale.
Diversi linguaggi confluiscono in un solo discorso.
Lui quel giorno ha toccato, lui quel giorno ha capito.

Alcuni,
altri,
vogliono toccare ancora.
Alcuni vogliono toccare di nuovo.

Fontane solitarie a pieno regime nei vecchi borghi.
I ciliegi in fiore lungo la valle, un qualcosa che accade solo in questo luogo del mondo e in questo tempo dell’anno.
I ciliegi in fiore quando tutti gli altri alberi ancora dormono.
I ciliegi sono tanti, macchiano di bianco tutta la valle, ed è un bianco che vola nell’aria, bianco fatto a pezzi leggeri che sembrano neve, ma l’aria è tiepida e c’è il sole e quei petali cadono sul verde intenso della primavera.

Non stiamo chiusi in gabbia, noi.
Noi pensiamo al dopo.

Non ha nemmeno senso rispondere a una domanda mal posta.
Molti problemi succedono per sbaglio.
Molti problemi accadono perché la gente si agita.

Avresti mai pensato a questo, al sabotaggio del linguaggio?
Di fronte a questo momento non ci sarebbe nulla da dire.
Stiamo andando con un rastrello, nella luce del tramonto, a controllare che il mucchio di foglie e di residui bruci fino in fondo.

Abbiamo pettinato tutto il bosco nel frattempo. Abbiamo accarezzato il verde.
Hai presente quel che accade quando senti le dita di qualcuno in mezzo al pelo?
La peluria del collo e della tempia, che assomiglia all’erba nuova di primavera.
Allora chiudi gli occhi e respiri, perché finalmente c’è qualcuno che ti cerca.

Dita leggere che ti fanno dormire.
Ti fanno dormire e ti svegliano.
Oggi abbiamo accarezzato anche il bosco.
Oggi finalmente abbiamo scritto qualcosa, nel caso ci fosse qualcuno, là dietro, che legge.

“Molti problemi sono falsi problemi, ed esistono solo perché la domanda è sbagliata”.
L’hai detto al poliziotto vestito da poliziotto in pensione giù in basso. Fumava cicche sul balcone e rilevava la temperatura del contagio sull’app.
A questo si è ridotta la gente, a concentrarsi nell’altro per tenere asettico il proprio spazio vitale.
Ma tutta quella gente in così poco spazio genera inevitabilmente una quantità spropositata di soggetti ‘altri’, e allora non c’è soluzione al problema, “la soluzione è complicata ma è al vaglio dei tecnici”.

Nel pensare a questo, si perderanno il discorso dei ciliegi in fiore.
“Non c’è soluzione perché non esiste il problema”.
Un messaggio di errore, l’invasione degli hacker sull’app.

Non guardate noi, che stiamo andando verso il fuoco e non diamo fastidio a nessuno.
Soffieremo sulla cenere che sarà lì che ci aspetta, affascinati da un qualcosa che rimane nascosta ma continua a bruciare.
Non si tratta del virus, non preoccupatevi, rimanete tranquilli: il virus ha bisogno di corpi per espandersi ed estendersi.
E qui non ci sono corpi. Non ci sono corpi in giro. Ne rimane solo l’idea.

Dobbiamo finire il lavoro perché sabato arriverà la pioggia.
L’ha detto il meteo, l’hai detto tu.
Se arriverà la pioggia sarà bel segno e dormiremo.
Sarà contento anche il bosco, libero nella pioggia,
libero anche di noi.

[foto di simone rossi. testo del baltic man. tutti i diritti al rovescio].

A certain something


05 Apr

Vieni, Nena, andiamo a nasconderci.
Lascia perdere quel che ti dicono i migliori amici, i familiari, la gente.
In fondo, anche loro sono parte del problema.
O forse no, ma non c’è niente da fare per loro:
vieni con me, andiamo a nasconderci.

In questi giorni l’aria è diversa, psichedelica e forte.
Tra i sentieri di questa valle c’è un orizzonte di verde, di bianco, di sudore caldo sotto la seta, il blu.
Guarda il monte sacro, là in fondo, che rimane innevato mentre qui sotto nascono i fiori.
Andiamo a nasconderci, Nena, tutto il resto è rumore.

Non è cambiato niente, niente può cambiare per davvero.
Hanno cambiato il vino per il petrolio, come puoi pensare che capiscano cos’hanno lasciato quassù?
Ogni singola cosa nel suo insieme, laggiù in fondo, è compromessa.
Sono voci e ossessione, storie instagram e struggles, riconfigurazioni e progetti.
Sono giornate passate al chiuso, aria ferma e miseria.
Vieni con me, Nena: andiamo a nasconderci.

I’ll find a place somewhere in the corner
I’m gonna waste the rest of my days
Just watching patiently from the window
Just waiting seasons change, some day

Hai visto anche tu quel che sta accadendo: la gente si filma mentre prepara la pizza.
E lasciano i campi e i prati, lasciano indietro ogni spicchio di cielo.

Oh, oh, my dreams will pull you through that garden gate.
I want to be the wandering sailor
We’re silhouettes by the light of the moon
I sit playing solitaire by the window
Just waiting seasons change, ah, ah
You’ll see, one day, these dreams will pull you through my door.

Andiamo a nasconderci, Nena.
Avremo a disposizione i castelli e gli chalet.
Mi hanno detto che disattivando il chip del telefono, togliendo la simcard dall’apparecchio fisico, forse non saremo geolocalizzabili e per la prima volta facebook non potrà ascoltare i tuoi discorsi.
Quindi andiamo a nasconderci, Nena, tutto il resto è rumore.
Lascerò aperta la finestra in queste sere, per ascoltarti dormire.
Per non chiuderci a niente,
e iniziare a capire.

 

Mentre il mondo si contrae


21 Mar

“Mentre il mondo si contrae noi ci espanderemo”,
dicono le persone fiduciose sui social net.

Ci espanderemo, andremo a raccogliere i frutti proibiti
i frutti del nostro essere finalmente umani,
capaci di silenzio,
di empatia,
capaci di silenzio,
e di empatia.

Così dicono le persone fiduciose sui loro balconi
ma nel frattempo cresce la paura, l’ansia, la perversione del sempre connessi.
Ci ritroveremo sopravvissuti
sopravvissuti e senza dignità
a celebrare la festa dei sopravvissuti senza dignità.

– ‘Ho un po’ di febbre. Che ne pensi?
– Penso che sia normale. Hai febbre perché non esci di casa. Fumi cicche sul balcone, vivi in pigiama, e non esci di casa. È normale che ti venga la febbre. È il ritratto perfetto dell’ammalato. È così che ci vogliono, è così che ti vuoi.

 

‘La gente ha paura della morte, muchacho, non l’hai ancora capito?’
Ha paura della morte perché non ha mai imparato ad essere realmente viva.
Si può aver paura di morire senza essere stati realmente vivi?
Evidentemente sì.
Il fatto stesso di darsi da fare per non morire dà finalmente un senso all’esistenza dei più. E questo li accomuna all’esistenza del virus. In fondo siamo tutti sulla stessa barca. Non è il caso di essere troppo ostili, nei confronti del virus.

[per esempio. Era davvero il caso, di portare in giro quelle bare sui carrozzoni militari?]

E così

questi sono i giorni dell’essenziale.
Unghie sporche, mani ruvide, l’odore del corpo che basta a se stesso e nessuna necessità di aprirsi agli altri.
Io per esempio ho imparato a fare i muretti a secco.
In questi giorni sto facendo semplicemente a quello: muretti a secco.
Potrei parlarti di quello e di nient’altro. Non ho nient’altro da dire. Non c’è nient’altro.

E allora, sarà vero che mentre il mondo si contrae, noi ci espanderemo?
Potrebbe essere vero.
Siamo dei virus, organismi preposti al contagio.

 


Que pasa contigo hermano. Que pasa contigo?

Miel de bambolina


20 Mag

Olio su tela. La tela è reale.

Scioglilingua carsico ed enigma d’Austro-ungheria.
Alenka seduta su un muretto, sotto un giardino sospeso che sa tutto di lei.
Indossa una vestaglia di seta, quel motivo di fiori messo insieme per le notti nel fieno.
Nell’ora di veglia che lascia libero il sonno, Alenka si sfiora tra le gambe e sente odore di lui.

Lí tutto intorno la campagna si sveglia.
La montagna si accende, il segreto si scopre.
Il furgone del ghiaccio, che cerca la città seguendo incantato il grande fiume azzurro, non lascia traccia di sé.

Isonzo.
Lusinç in friulano standard.
Isuns, Lisuns, Lusinz, Lusins nelle varianti locali.
Soča in sloveno, Lisonz in bisiaco. Sontig in tedesco.
Alenka si accarezza la pelle e così carezza anche lui.
Sa che non si rivedranno presto, forse non si rivedranno mai più.

Prendi la vita e scappa, scappa Bambolina
Voglio vederti ballare sotto i ponti
Sopravvivere ai morti
Evitare la pioggia e dire tutto di te.

 

È tutto un gioco ma è un gioco che segna.
L’uomo del furgone del ghiaccio è ormai lontano laggiù.
Alenka si accarezza la pelle e così carezza anche lui.
Le sue parole le risuonano tra i capelli, le sfiorano le gambe, si asciugano nella brezza del mattino e rilasciano irrequieta sazietà.
Parole gitane, rimaste sul fieno con lui.
Miel de Bambolina, Bambolina de miel.

Vivere in un futuro classico, sempre.


26 Apr

Piove.
La città si purifica di colpe non sue.
Lui la percorre di notte e si chiede dove finirà.
“Ho due patrie, tre famiglie e quaranta città”, si dice visualizzando nel pensiero un momento preciso.

È un attimo tra gli altri, una stanza luminosa, circondata dal sole, in cui tre ragazze in silenzio girano grossi sigari di tabacco.
È un momento di sole inghiottito dal tempo.
Un tempo anacronistico.
Un futuro classico, sempre.

Mind1no


05 Giu

Leftover Ocean

Tutte le notti un bimotore vola da est in direzione del mare.
Percorre affannato il buio e la nebbia, col suono ovattato di chi non vorrebbe farsi sentire.
“Dove va l’aeroplano, dove gioca a scappare?”, si chiedono i cani che rinunciano ad abbaiare.
La montagna lo guarda la montagna lo sente, e in silenzio si offende e fa finta di niente.

C’è qualcosa di strano c’è qualcosa di vero, in quel suono dall’alto che si insinua nel nero.

E c’è qualcosa di stanco c’è un’impressione di canto, ma non c’è voce nel suono e non c’è traccia di bianco, come se l’aeroplano non esistesse per davvero.
Si muove senza traccia senza possibilità di parola, rimane la notte abbandonata lì sola.
Si muove nel sogno tracciando il disegno, tentativo di mito a cavallo nel regno.

Ma sì, buona fortuna


04 Apr

“Guardali là, quelli sono i miei compari”.
Si son costruiti il buio per nascondersi meglio.
Si sono cercati una luce, perché anche una fiamma è un discorso.

Li riconosci, sono facce strane, superfici d’ignoto in cui non hai mai smesso di perderti.
Cercando le loro tracce hai tracciato la rotta.
Seguendo il loro fiuto hai creato il destino.

Così li guardi ancora una volta, quei loro occhi del viaggio
e riconosci le pietre e riconosci la steppa.
Cadranno anime nell’erba, là fuori nel mondo
cadranno rami secchi e ponti di cemento
cadranno le case nei villaggi ma non importerà davvero
perché avrai in mente quegli occhi,
quei loro sguardi diversi,
volersi prendere il cielo.

Voler prendere il cielo e scavare nel fango
cercare nel buio, smuovere pietre, esplorare gli anfratti.
Ritrovarsi distrutti, ferite aperte, fratelli distratti
Lo que no me esperaba es lluvia, y llueve fuerte agua frìa.
“Tal vez este es el cielo”, dice el coronel bajo el paragua
“Tal vez es un sueño”, dice la foglia gialla, travolta dall’acqua.

E allora aguardiente y cumbia e avanti, si cambia
l’unica costante è il tempo, e non esiste, e forse non è nemmeno costante
e graffia i vetri con le unghie, e nel silenzio tace
e allora aguardiente y cumbia,
e avanti così,
si balla.

Diary of a Baltic Man

Real Eyes. Real Lies. Realize.


Ricerca personalizzata