Archive for the ‘Notte’ Category

binzimánia


24 Gen
viajera viajera bella per el mundo.
tengo aquí tu vela

espero verte pronto.

Just for one day


11 Dic

Per un giorno ho avuto una cagnetta
ho avuto una cagnetta, per un giorno.

È apparsa lì, in mezzo alla notte, in mezzo alla neve.
Proseguiva nel solco di chi era passato prima di lei:

pneumatici e lupi
suggestioni e voci
la paura del freddo, nell’alpe gelida tutt’attorno.

Era una cagnetta scappata a un cacciatore.
Aveva il collare e il campanellino, ma non aveva un numero di telefono con sé.

Ora: devi sapere che queste sono lande di cacciatori e fuoristrada.
Un cacciatore, quando perde la sua cagnetta, poi la cerca.
E quei segni di pneumatico sulla neve forse erano i suoi.
Forse l’aveva cercata,
forse non l’aveva cercata abbastanza,
forse non l’aveva trovata.

Così la cagnetta adesso aveva scelto me.
Mi veniva incontro con sguardo acceso,  quel mix insondabile tra audacia e paura.

La cagnetta disconosceva suo padre, non sapeva più dove fosse il padrone.
La cagnetta non aveva padroni.
La cagnetta era tante cose, tante cose tutte insieme.

L’ho portata a casa, è venuta via con me.
Io non ho una casa fatta per ospitare cagnette. Non so prendermi cura di loro.
Ma in quei giorni la casa assomigliava a una casa e così era evidentemente anche per la cagnetta, perché si è trovata a suo agio nello spazio di ombra e luce tra la sedia e la stufa.

Nel dormiveglia che sussegue alla tempesta
nell’abbraccio ammaliante del fuoco
nella verità rimasta occulta nel caso
la cagnetta pensava a pneumatici e lupi.
Suggestioni e voci.
La certezza del freddo, nei mille deserti di centomila città.

L’ho accudita, ha mangiato fegato di cinghiale, l’alimento dei principi.
Lei ha accudito me: mi ha insegnato a non chiudere la porta sulle scale.
Mi ha insegnato il valore simbolico di quel collare e quel campanellino: l’eleganza nel toglierli, la corretta fermezza di ritornare a loro.

In fin dei conti, era una cagnetta scappata a un cacciatore.
Aveva il collare e il campanellino, non aveva un numero di telefono con sé.

 

Videomaking


15 Lug

Il tipo di oggi sembrava realmente appassionato delle sue scarpe.
Ne parlava con rispetto e devozione.
Comprendeva che lì dietro c’era il lavoro dei tanti. C’era il mistero della creazione, tutto lì da decifrare.

Una scarpa è una scarpa e non è mai stata solamente una scarpa.
Una scarpa è tecnica e tecnologia, è tecnologia o tecnica?, una scarpa è la sfida sincera alla legge dei più.
Nella scarpa ci sono termini tecnici e tensione delle corde, c’è elasticità e c’è la legge di Hooke, c’è l’evolversi delle competenze e c’è quindi l’intera storia dell’uomo.

Forse per questo il tipo di oggi sembrava realmente appassionato alle sue scarpe.
Cercava tutto questo e non lo sapeva.
Lui era affascinato dai colori e dalle prestazioni, dall’incredibilmentebasso numero di grammi che compongono la scarpa, dalle schiume sintetica studiate nei laboratori dell’Asics.
“Mente sana in corpore sano”, questo vuol dire realmente AsiX.
E tu pensavi che fosse una marca di Cuneo.
A Cuneo AsiX è arrivata dal Giappone. Lo sapevi tutto questo? Nella storia del singolo c’è la storia dei più.

Luciano Cassetti era appassionato di scarpe ed è giusto così.
Era il responsabile di marketing di una grande azienda. Era un ragazzo di venticinque anni o poco più, era un ragazzo sveglio, appassionato di scarpe: ed è giusto così.
Intorno a lui un gruppo di ragazzi autistici prendeva le misure con una notte di libertà in un luogo di montagna.
Un luogo di villeggiatura: a Bardonéč si scia dal 1908, sia scia da quando la perfezione ha incontrato la velocità.

La perfezione o l’imperfezione?
Difficile dirlo, difficile giudicare.
La risposta più vera è il sospiro del ragazzo responsabile di marketing: quando al tredicesimo video ha dovuto presentare la tredicesima scarpa ha sospirato e ha detto “non è vera neanche questa. Neanche questa è perfetta. È un prodigio di tecnica e tecnologia, ma nemmeno questa scarpa è perfetta. Come è potuto succedere? Perché non c’è la perfezione neanche qui?”

Alludeva a tutti quei mondi in cui di recente era stato.
Luoghi senza punti di riferimento e senza rappresentazione. Per raccontarli al resto della gente doveva ricorrere a metafore, figure figurate, altri luoghi e altre lingue che non c’entravano nulla con .
“Ogni luogo è un posto unico ed è per questo che la geografia è importante”, gli avevano insegnato nell’atelier del pomeriggio, senza immaginare fino in fondo che per lui la geografia era una questione differente, una questione tridimensionale.

La geografia più autentica è fatta di spazi di tempo disegnati sulla mappa.
“In quale modo mi sono lasciato/a succedere”. “In questo modo sono potuto accadere”. “Di quel luogo là ricordo soprattutto una passeggiata sotto il sole, e la routine degli avvenimenti, che hanno permesso di incidere un solco sul mio leggero passo in questa terra beffarda”.

Ma il tipo delle scarpe parlava di scarpe per parlare del mondo.
Le scarpe servono per camminare, e allora una domanda, una domanda secca:
faster, or further?

Il grafico delle combinazioni occupava tutta la parete. Ad ogni possibilità era collocato un modello di scarpe. Un diagramma cartesiano, un diagramma cartesiano con i suoi gradi di libertà.

Sapevate voi che per punto materiale esiste un grado di libertà?
Quando si accetta che in questo mondo, in questa vita, esistono anche i gradi di libertà, è allora che la fisica smette di possedere basi solide.

 

A Silví. A Phil. A Leo. A Martina.
Alla notte dell’altra sera.
Alle notti di ventisempre anni fa.

Chi ‘u muéra d’avrí ‘u muera d’invárni


10 Apr

Chi ‘u muéra d’avrí ‘u muera d’invárni,
dice la vecchia alla finestra,
chi muore d’aprile muore d’inverno,
la valle è verde ma sa ancora di neve,
sa di neve al crepuscolo,
quando le cose si raccolgono e solo l’essenza rimane.

Sembra vento del Nord là fuori dalla porta
sembra di essere nel faro sul golfo,
lassù sullo scoglio e sul giardino,
a contemplare l’evento mentre l’evento accade.

E invece è vento della sera,
brezza d’oriente e invito al cammino.
No Mad Lands c’è scritto sul cartello, ed è un cartello che non esiste.

Chi ‘u muéra d’avrí ‘u muera d’invárni,
la stessa voce che mi annunciava la nascita di tuo padre.
Seasons are rolling down, ogni primavera il sorgere di un fiore.
Laggiù nella piana, quando arriva il freddo, li innaffiano nel pomeriggio,
questi fiori troppo delicati per resistere all’inverno.

Laggiù nella piana ogni cosa è diversa, dicevano i vecchi che avevano provato, cosa vuol dire laggiù.
Laggiù nella piana ogni cosa è diversa.
Benvenuto e bentornato,
y buena onda pà ‘l camíno se deciderai di partire.
Buena onda pa’ ‘l camíno, compadre,
figlio di fratello e della vita,
di questo andare in aprile, che non è aprile ma è andare,
andare lontano sempre,
No Mad Lands.

Paracetamolo


02 Mar

“Faccio questo film perché voglio lasciare traccia di tutto questo alla gente del futuro”.

Chissà quanta gente l’ha detto e quanta gente l’ha scritto,
tra il numero di film che si fanno nel futuro del mondo.

“Ma il mio è più importante, il mio è più reale”,
si ostinava a dire la gente nel tempio
ognuno alle prese con il suo dio,
ognuno alle prese con il suo film.

“Il mio è più importante,
il mio è più reale”,
si ostinava a dire la gente nel tempio.
Rimanevano lì, convinti di combattere.

Ognuno alle prese con il suo dio.
Ognuno alle prese con il suo film.

Hubo un día en el que fotografié una vaca


27 Gen

Golondrina Presumida

Visto che suonano i mahavishnu
e sul grosso tavolo di legno c’è il segno dei soliti bicchieri e c’è una buonanotte che è una fotografia
visto che oggi ho lavorato
che oggi ho mosso i muscoli il senso delle cose la mente
visto che oggi era domenica, era lunedì, martedì
visti i precedenti
soppesato i conseguenti
visti i granchi azzurri, i piatti sporchi dell’inverno, le lezioni del duemila venti

visto tutto quel che è accaduto
è accaduto e accade

ho deciso di salire
arrampicarmi sulle scale
scrivere sul blog.

Ricostituente


11 Set

bevi sciroppo degli Dei
aspira aria di folletti
e ama la Giungla.

 

Post-punk Dilemma


27 Mag


 

Butta la buta
Buttalabuta
Getta via la bottiglia,
Smetti di bere.

Stop Drinking.

Butta la buta
La buta non è il cammino, compagno di strada
Buttalabuta che non serve più a niente
Butta la buta,
il vento ci sente.

“Non butto la buta perché là dentro c’è il mare”,
dice el viajero mentre è seduto e guarda il sole
Non buttolabuta, non è cosa da buttare
Non butto la buta perché dopodomani tornerà la carestia
la notte si farà lunga, e allora la buta potrà servire.

Buttalabuttala buta la buta.
Rotolano le pietre sulla Valle dell’Inferno.
Sono i camosci, cercano il sale sulle rocce del mare.

È un mare glaciale,
che conserva il ritorno di qualcosa di grandioso,
qualcosa che rimane.

Butta la buta e buttati tutta
c’è riparo e c’è posto per tutti lì sotto
buttalabuta la buta la buta
c’è posto per tutti, c’è posto per noi.

Immuni


06 Mag

The story of the world is written by light

Abbiamo incontrato un tale, lassù.
Diceva che in fondo le cose potrebbero tranquillamente rimanere così.
Nessuna costrizione all’orizzonte.
‘Non posso, non voglio, non devo’.

Nessuna scusa.
Affinché le cose rimangano così, non si può più scendere a compromessi.
Non potrai più dire ‘sì’ a ogni proposta idiota.
Non vorrai più ritrovarti a dire che non è servito niente.
Non dovrai più giustificare nulla.

Non posso,
non voglio,
non devo.

Quel tipo diceva che è il momento giusto per dire basta alle occupazioni inutili.
[Diceva così, ‘occupazioni’, e intendeva marcare una netta differenza con il concetto di ‘mestiere’].
Si potrà dire che non servono a nulla i corsi di sicurezza, oggi che i corsi di sicurezza li fanno sul videocitofono?
Quel tipo diceva che avrebbe pagato volentieri 5.000 dollari per un corso di sicurezza in cui ti insegnano, quantomeno, ad eseguire un massaggio cardiaco. A conoscere lo shock anafilattico, a salvare una vita.
E invece niente. 5.000 dollari buttati nel cesso, a ingrassare un sistema fondato sul nulla.

‘È questo che mi dava fastidio in quelle robe’, diceva il tipo.
‘Il fatto di vederli mendicare, per sopravvivere, il tempo degli altri. Io l’avrei bevuto volentieri un bicchiere di whisky con quel tipo dei corsi di sicurezza, che aveva una brava moglie e forse anche due bambini simpatici, e gliel’avrei offerto io. Ma il fatto di presentarsi così, “ti serve il corso di sicurezza per fare il tuo mestiere”, capisci che è umiliante un po’ per tutti, e principalmente per lui’?

Ben venga il distanziamento sociale, una certa consequenzialità nella gestione degli spazi.
Quel tipo lo diceva in un prato di genzianelle, che per la prima volta erano tornate a fiorire.
Negli anni scorsi le portavano via i predoni del nulla.
‘Quella gente che dice “un modo come un altro per passare la domenica”, ha detto il cowboy su sul colle, sdraiato nel suo prato di genziane,
quella gente che dice “un modo come un altro per passare la domenica”, non merita più nulla.

Anche quel tipo sul colle avrebbe potuto diventare un esperto di corsi di sicurezza, e invece si gode la primavera.

Non è questione di fortuna, ragazzi, o per lo meno: non solo.
‘Io non prego dio’, ha detto fiutando l’ultima presa di tabacco.
‘Io non prego dio: io a dio gli parlo’.

Gli dico, le dico
[perché forse dio è femmina]
che anche oggi ho fatto il mio lavoro, o per lo meno quel poco che ho ritenuto giusto.
E che adesso tocca a lei,
unknown god of ours
portare avanti questo viaggio nel destino
sospingerci nel vento,
mantenere lieve il cammino.

She. brings. the. rain.


18 Apr

 

Ma non state chiusi nella stream-life, voi?
No. Noi pensiamo al dopo.

E dove state andando?
Verso quelle fasce lassù in alto.
Abbiamo acceso il fuoco ieri sera, e oggi abbiamo visto il pennacchio di fumo.
Vogliamo controllare che sia spento, e se non è spento, gli soffieremo addosso, per fare in modo che bruci di nuovo.

Portavano un rastrello, una mochila a tracolla e un libro e una bottiglia.
Il libro era Le Mille e una Notte, autore sconosciuto.
La bottiglia aveva un’etichetta che diceva Shahrazād, e sembrava un nome adatto per un buon vino e per quella situazione, anche se poi in fondo nessuno aveva detto che si trattasse di vino, né aveva specificato di quale situazione si trattasse.

Narrazione, esecuzione, racconto transmediale.
Diversi linguaggi confluiscono in un solo discorso.
Lui quel giorno ha toccato, lui quel giorno ha capito.

Alcuni,
altri,
vogliono toccare ancora.
Alcuni vogliono toccare di nuovo.

Fontane solitarie a pieno regime nei vecchi borghi.
I ciliegi in fiore lungo la valle, un qualcosa che accade solo in questo luogo del mondo e in questo tempo dell’anno.
I ciliegi in fiore quando tutti gli altri alberi ancora dormono.
I ciliegi sono tanti, macchiano di bianco tutta la valle, ed è un bianco che vola nell’aria, bianco fatto a pezzi leggeri che sembrano neve, ma l’aria è tiepida e c’è il sole e quei petali cadono sul verde intenso della primavera.

Non stiamo chiusi in gabbia, noi.
Noi pensiamo al dopo.

Non ha nemmeno senso rispondere a una domanda mal posta.
Molti problemi succedono per sbaglio.
Molti problemi accadono perché la gente si agita.

Avresti mai pensato a questo, al sabotaggio del linguaggio?
Di fronte a questo momento non ci sarebbe nulla da dire.
Stiamo andando con un rastrello, nella luce del tramonto, a controllare che il mucchio di foglie e di residui bruci fino in fondo.

Abbiamo pettinato tutto il bosco nel frattempo. Abbiamo accarezzato il verde.
Hai presente quel che accade quando senti le dita di qualcuno in mezzo al pelo?
La peluria del collo e della tempia, che assomiglia all’erba nuova di primavera.
Allora chiudi gli occhi e respiri, perché finalmente c’è qualcuno che ti cerca.

Dita leggere che ti fanno dormire.
Ti fanno dormire e ti svegliano.
Oggi abbiamo accarezzato anche il bosco.
Oggi finalmente abbiamo scritto qualcosa, nel caso ci fosse qualcuno, là dietro, che legge.

“Molti problemi sono falsi problemi, ed esistono solo perché la domanda è sbagliata”.
L’hai detto al poliziotto vestito da poliziotto in pensione giù in basso. Fumava cicche sul balcone e rilevava la temperatura del contagio sull’app.
A questo si è ridotta la gente, a concentrarsi nell’altro per tenere asettico il proprio spazio vitale.
Ma tutta quella gente in così poco spazio genera inevitabilmente una quantità spropositata di soggetti ‘altri’, e allora non c’è soluzione al problema, “la soluzione è complicata ma è al vaglio dei tecnici”.

Nel pensare a questo, si perderanno il discorso dei ciliegi in fiore.
“Non c’è soluzione perché non esiste il problema”.
Un messaggio di errore, l’invasione degli hacker sull’app.

Non guardate noi, che stiamo andando verso il fuoco e non diamo fastidio a nessuno.
Soffieremo sulla cenere che sarà lì che ci aspetta, affascinati da un qualcosa che rimane nascosta ma continua a bruciare.
Non si tratta del virus, non preoccupatevi, rimanete tranquilli: il virus ha bisogno di corpi per espandersi ed estendersi.
E qui non ci sono corpi. Non ci sono corpi in giro. Ne rimane solo l’idea.

Dobbiamo finire il lavoro perché sabato arriverà la pioggia.
L’ha detto il meteo, l’hai detto tu.
Se arriverà la pioggia sarà bel segno e dormiremo.
Sarà contento anche il bosco, libero nella pioggia,
libero anche di noi.

[foto di simone rossi. testo del baltic man. tutti i diritti al rovescio].

Diary of a Baltic Man

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