Archivio per la Categoria Notte
Scritto da: Baltic Man in Barranquilla, Bogota', Colombia, Comunicazione, Farc, Giornalismo, Informazioni, Notte, Persone, Politica, Sud America, USA, Venezuela
Nei miei giorni bogotani, la direttrice della semana.com davanti a un ottimo Ajiaco confessava che la sua redazione era in fermento: tutto lasciava presupporre importanti novità dal fronte FARC. Diciannove giorni dopo, per la prima volta nella storia della Costa Caribe, la buseta che mi riporta a casa inspiegabilmente bandisce l’onnipresente vallenato a 100 decibel per sintonizzarsi sul notiziario radio. L’eurocoppa è finita domenica, presagi di qualcosa di grosso.
Alla notizia della liberazione di Ingrid (e degli altri 14, tra i quali i 3 gringos del caso-Trinidad), l’entusiasmo della gente è davvero alto. In un clima di sincera commozione, la gente comune e normalmente piuttosto disinteressata a narcoparapolitiche varie ascolta attentamente le voci eccitate della televisione, schermi che riempiono le silenziose strade di Barranquilla in un cammino notturno solitamente deserto. La stessa, incessante cronaca in diretta (neanche la martellante pubblicità colombiana questa sera interrompe Uribe) racconta di un popolo che con ritrovata speranza riscopre la dignità, contro quel cancro interno che nella realtà del 2008 ha consumato definitivamente il limite di sopportazione della gente.
La realtà politica, è quantomeno interessante. Prima di tutto, un elogio a quel fantastico stile sudamericano che riempie di “gracias a Dios”, “mia madre mia moglie mia figlia”, “usted senor Presidente” e “Virgen Maria” qualsiasi apparizione televisiva. In termini effettivi, l’eccellente operazione messa a segno dall’esercito colombiano, oltre a far riesplodere il consenso e la cieca ammirazione intorno ad Uribe, spinge le FARC di fronte ad un bivio fondamentale, a una scelta da prendere dopo gli ultimi disgraziati mesi. Una strada porta all’apoteosi della rappresaglia, ipotesi che terrorizza le famiglie delle centinaia i civili ancora prigionieri nella selva. Il cammino alternativo, potenzialmente incoraggiato dal recente avvicendamento ai vertici della Guerriglia tra Tirofijo e Alfonso Cano, invita a dialogo e negoziazione, miraggio inseguito senza successo finora. Nella sua prima conferenza stampa da neo-libera, Indrid Betancurt ha concluso cosi:
“I libri di storia non ricordano chi ha fatto le guerre, ma chi è riuscito a fare la pace“.
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Scritto da: Baltic Man in Amici, Arnaud, Baltico, Ceva, Cracovia, Doriana, Fratello, Indre, Kaunas, Lithuania, Mongolia, Notte, Paolo, Persone, Riga, Russia, San Pietroburgo, Svyturys, Viaggi, Viaggi Mentali, Vita
Apro Skype e inizio a raccontarmela con Arno. Mi parla di Russia, si rimpiange la tabula piena di nullo Mongolo di un anno fa, mi racconta che quest’estate dopo esser tornato in Francia e prima di tornare a San Pietroburgo passerà un paio di mesi a lavorare ad Amburgo, e gli preme pianificare un incontro da qualche parte in Spagna o giú di lì, nel frattempo.
Inizio così a scambiare due parole con il brother d’america, disperso nei campi (da calcio) del Texas compie 18 anni si regala il sogno di un futuro a stelle e strisce. Mi racconta cose che già so e nel frattempo lo invidio, lo comprendo, gli auguro il meglio per la sua maggiore età che nel delirio americano non è maggiore età. Vorrei parlagli ancora ma mi scappa nel suo mondo di neogrande, the god-damned.
Passo le notti a parlare con Paolo, estasiato da quelle 12 ore di fuso perfetto che trasformano il canto dei miei grilli stanchi nel delirio del suo traffico a Honk Kong, e insieme ridiamo e insieme piangiamo su quanto è grande e bello e diverso e strano il mondo. Sono conversazioni che sanno al tempo stesso diSvyturys e d’oriente, nel sottofondo delle sue parole milioni di formichine da new-economy.
Dispersa nel nulla vaga Doriana, nella sua costante deriva su un piroscafo reale intorno a un continente irreale e sudamericano. Appare raramente e come appare scompare, ma nel frattempo ha lasciato uno schermo sullo schermo, uno squarcio devastante e aperto, e velocemente tutto si svuota e davanti agli occhi rimane la magia del Fu. Poi tutto si ricuce e appare Cesar da Madrid maledicendo tempi duri e votandosi propenso a un prossimo disordine universale.
Trovo nei pallini verdeskype tutta la Lituania, un paese e tre città che mi scrivono mi ricordano si informano e mi fanno viaggiare fin lassù, insieme a loro, come è giusto che fosse e come un giorno sarà ancora. Uomini donne ragazzi e ragazze che saranno come me per sempre, me li porterò dietro sottoforma di pallini verdeskype. Ragazzi, ragazze e certezze.
Non spezzo il filo che mai si ruppe con il mio pezzo di anima baltica disperso tra i castelli della Loira, parliamo di cose lontane che pure appaiono più vicine, e nitide, e fulgide nell’immaginario dell’un-l’altra lì a viverle. Affido all’etere il compito di trasportare passioni semplicemente accantonate. Nell’incanto dell’illusione, vivo profumi e sapori di labbra lontane.
Di tanto in quanto, ritornano così alla luce pezzi di notti vissute, angoli di Varsavia o di Riga o di Mosca che arricchiscono il tutto della loro indelebile presenza, pezzi di altri pezzi che si ricompongono in un ordine superiore da custodire gelosamente e sotto vuoto. Mancano però troppi tasselli, troppe facce vissute e adorate, frammenti di quella vita avanticristo che fu e che sembra inesorabilmente avviata verso la perdizione nell’immobile oblio del feudo natale.
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Invidio il tempo in cui la lontanza era entità tangibile, e gli Oceani erano Oceani.
Quell’epoca ormai andata del “mollo tutto e cambio vita”, self-balla raccontata da milioni di sè stessi ad altrettanti milioni di sè stessi ma che perlomeno lasciava il seme della speranza. Ormai non si può più.
Non si può più costruire un programma e vivere di sogni perchè il Vecchio Mondo s’intromette, non esistono più le barriere, e gli Oceani non sono più Oceani.
Nessuno può più immergersi nelle scuse della lontananza, psicofisicaemotiva, per costruirsi castelli duraturi nel lato di qua: la falla s’incontra nella Casella Mail, tremendo uccello del malaugurio quotidiano, che senza navi e senza aerei non si sa come attraversa gli oceani.
E’ scomparsa la sudditanza agli spazi fisici, precisi contenitori di regole rigide a cui non si poteva scappare, e con lei sono scomparsi non solo i muli e i cavalli ma anche i treni e i piedi, per rimanere agganciati a metalliche ali.
E’ andata perduta l’arte dell’ubiquità, il mistico incedere di vite parallele intercomunicanti su pezzi di carta gialla, è andata perduta nei vuoti telegrammi giornalieri imposti da entità lontane.
Non c’è più niente da raccontare, dall’altra parte del muro, e non perchè si sappia già tutto ma perchè nessuno le vuole più conoscere, ho visto dar fuoco a montagne di libri per produrre batterie al litio.
Tutti insieme abbiamo rinunciato alla magia della solitudine, incatenandoci l’uno con l’altro allo stesso albero di piombo, e scappando tutti insieme e tutti insieme nella stessa direzione ci siamo ritrovati in massa, dall’altro lato dell’Oceano.
Mi parli di cose che non voglio sentire, ti infili in cuniculi bui per raccontarmi metriche complesse, e semplici, e inutili. Mi annoi. Ti ascolto solo quando mi urli addosso i miei fallimenti, mi rendono più dolce la brezza al rhum. Dimmi dove devo essere, scrivimi cosa devo fare, allega alle tue mail un paio di manette. Cercherò di scappare ancora più lontano.
p.s. I piedi son di Leo.
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Scritto da: Baltic Man in Amici, Colombia, Comunismo, Lithuania, Medellin, Musica, Notte, Persone, Risse, Storie, Sud America, Viaggi
Mentre tutto scorre. Scorrono diverse tinte di verde, in un mosaico di specie vegetali mai viste nè immaginate che si ammassano più in là della striscia di asfalto. Lentamente sfilano carri, buoi e cavalli, in questo continuo saliscendi che inesorabile caratterizza la Colombia del centrosud. Seduto li a fianco, nel polveroso cassone di una jeep, un militare al termine del suo calvario se ne torna a casa. Nasconde un pappagallo verde e giallo in un sacco, ricordo dei suoi mesi nella selva. Le formidabili “palmas de cera” della Valle di Cocora, roba che cresce solo lì. L’affanno festoso del Giovedi Santo di Neiva, nella sua contrapposizione tra proibizionismo alcolico e Peccato: è proibito l’alcol ma ovunque si sbrana carne. Quel padre di famiglia che accompagnandoti all’ostello ti mostra le foto dei suoi figli. Disquisizioni mentali sull’impossibilità di viaggiare da solo: 15 minuti dopo aver lasciato Barranquilla il tentativo era già sfumato, e adesso ci si muove costantemente in 5. Scorrono le genti e i popoli, dalla terra di San Augustìn affiorano souvenir di popolazioni precolombiane sparite chissà dove. El hijo de puta dell’autobus, che vende 32 biglietti per 28 posti, e allora bisogna discutere e poi litigare e poi sedersi su un gradino e chiudere gli occhi scaraventato di qua e di là dalle curve dalle buche e da Syd Barret. Quell’amico fenomenale che manda email dall’italia dicendo “avevo un amico a medellin, guarda se lo trovi”. Quell’altra amica che stava sperduta nel Quindio, e rivederla è stato un ritorno a Notti Baltiche. La ritrovo come l’avevo lasciata, mi ritrova come mi aveva lasciato. Probabilmente ho anche gli stessi jeans. Le facce, gli occhi e gli accenti, cosi colombiani cosi diversi dalla colombia del nord. Considerazioni perfino sul vento, mi si dice “chiudi gli occhi e spegni i sensi, renditi conto solo dal vento che sei in sudamerica. La gente della strada che ti vende tutto quello che si potrebbe comprare, si capisce quando dalla polvere esce un trattato su “La persecuciòn sovietica en la Iglesia de Lituania”. Musiche che si mischiano si confono ma mai si picchiano tra loro. Simon Bolivar in tutte le sue forme bronzee, a Manizales è un incrocio tra uomo e condor. Scorrono anche le acque, e veloci, e calde e fredde sottoforma di terme e di cascate. Il colombiano che si illumina per spiegarti che ha un cugino a Latina. Tutta quella gente di là dall’oceano, chissà cosa sta facendo, mentre le strade del Sud America lentamente scorrono.
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Ancora una volta davanti a uno specchio alle 6 di mattina.Se e’ vero che la notte porta consiglio, la mattina lo riempie di vita. Davanti a me, un cileno nato in svezia ma vissuto nelle strade di Malaga si perde nel labirinto dei suoi ricordi, mentre un branco di tedeschi vagabondi si lancia in considerazioni psicosociali sulla societa’ odierna.
Non arrivero’ mai a graffiare l’anima di queste idee. Impossibile afferrare il senso di parole sparse nel vento del domingo por la manana. C’e’ pero’ un senso di continuita’ in tutto questo, un filo conduttore che unisce entita’ spaziotemporali lontane ma inspiegabilmente collegate a cose gia’ sentite gia’ viste gia’ vissute.Solamente un esercito di ventilatori riporta la coscienza in un entita’ caraibica, altrimenti troppo simile a esperienze diverse su altri paralleli.
E’ una tribu’ che viaggia. Un flusso massiccio che si muove dalla vecchia Europa, e raggiunge i milleduecento angoli del globoterraqueo con una facilita’ disarmante. E’ il vero, legittimo segno di progresso di una civilta’ che in qualche modo si autodefinisce ”superiore“, e che raggiunge l’ambito status-quo solamente con un confino di migliaia di kilometri da casa. Un circolo continuo, un insieme di effimere realta’ che con il tempo si consolideranno nel fegato e nell’anima. Mentre l’alba rosa dei caraibi ridipinge sigarette e parole.
p.s.: da altri lidi. Se capisci il lituano.
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Adesso, pare che la nuova moda sia sparare sopra il Natale (anzi: il Santo Natale).
Una roba strana, che in sincerità non comprendo appieno, probabilmente un desiderio diffuso di “elevarsi al di sopra delle masse“, un contestare generalizzato un rito sacro che è alla base della nostra cultura cristiana millenaria, dopotutto. Fin dalla notte dei tempi.
Il Natale è, diciamocelo, una festa sentita per tutti noi. E’ risaputo che a Natale tutti diventano più buoni, la gente adora spendere il proprio tempo all’interno del tàlamo familiare lasciando per una volta da parte congegni diavolerie elettroniche amanti e frodi fiscali, tutti insieme si prende la macchina e si vanno a visitare di buon grado parenti e parentami con sano gusto, nonostante questi rivoluzionari contestatori pensano si tratti solo di “spudorate e false maschere“. Solo chi è in malafede può non accorgersi dell’armoniosità di questi naturalissimi riti, della benevolenza con cui la famiglia intera si prepara a celebrarli, di un non-so-che alone santo che discende sui volti dei pargoli, mentre la mamma cerca di addobbarli come il pino in corridoio e sviare le loro innocenti tentazioni di videogiochi e telefonini che il dopo-cena regalerà loro.
Come non comprendo tutto questo sospetto nei confronti del Natale Babbo. O del suo erede (un po’ fuori moda, a dir la verità, il Gesù Bambino). Non si tratta dopotutto di una figura importantissima per tutti noi, simbolo di appartenenza allo stesso popolo di consumatori eterni, da difendere a tutti i costi contro la superficialità odierna? E pazienza se è bianco e rosso come la Coca-Cola, e pazienza se sornione staziona sempre in tutte le sue multimmagini davanti ai grandi centri commerciali: lui è la nostra guida, e i centri commerciali non sono altro che chiese un po’ più nuove, e quindi non c’è niente di male a celebrare il Natale lì. Che poi, diciamocelo, sono anche meglio riscaldati che le chiese.
Non capisco davvero questi polemizzatori infiniti. Seminatori di zizzanie. Per fortuna, basta guardarsi intorno e capire che lo spirito originario, quello vero, del Santo Natale è ancora vivo e forte in tutti noi. Nelle case, nelle città, nella televisione, tra la gente.
O no??

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Delightful overdose of basket, after the strange feeling originated from italian on-line newspapers, where again you can read about wild big battles between policeman and ultras.
The occasion is provided by the program, is coming to Kaunas “Lietuvos Rytas Kommandas”, the team from Vilnius, the Eternal Enemy, the hated friends.
The training is wothy to the event, in a flat near the basketball arena, plentyfully furnished of beer, and slowly the rigid curtain typical from this people is going to be broken. The feeling is the one of “important guest”, one italian between the supporters-élite, of course equipped with drum and other beer, their holy mission is teach to me every chorus which will be useful later, in the match.
The atmosphere in the arena is perfect, once more the lithuanian nationalistic attitute is switching one while light are switching off, and when a woman begin to sing the National Hymn everybody is standing shouting it with her. Strong shudders.
After that, the “battle” begin, or maybe we could say the “match” to don’t be confused with the traditional Italian folklore, and the final score will be great with the Kaunas win and the most genial fantasies. The best one will be a sex-toy, pierced and dressed with the enemies scarf and t-shirt, wonderful.
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Piacevoli indigestioni di basket, dopo malesseri e stordimenti vari derivanti da giornali italiani on-line, che ancora una volta annunciano battaglie campali nelle selvaggie infinite battaglie tra sbirri e ultras.
L’occasione la offre soprattutto il calendario, a Kaunas arriva infatti il Lietuvos Rytas, nientepocodimeno che la squadra di Vilnius, l’eterna rivale, la nerazzurra dei milanisti.
La preparazione e’ degna dell’evento, in un appartamento vicino al palazzetto dello sport abbondantemente rifornito di fusti di birra, che lentamente rompono quella patina rigida che avvolge ogni individuo di queste zone. La sensazione e’ quella dell’”ospite importante”, un italiano tra il ristretto gruppo degli ultra’, logicamente equipaggiati di tamburoni e altra birra, missione divina quella di insegnare tutti i cori che saranno utili in seguito a chi a malapena parla “il lituano civile”.
L’atmosfera allo stadio e’ perfetta, per l’ennesima volta colpisce quello spirito nazionalistico che si accende mentre le luci si spengono, e quando una qualche cantante caduta in disgrazia intona l’inno lituano tutti sono in piedi a urlarlo con lei. Pelle d’oca.
Poco dopo inizia la battaglia, anzi la partita per non confondersi con le folkloristiche tradizioni sportive del Belpaese, che si concludera’ con la netta vittoria dei padroni di casa e dara’ sfogo alle piu’ improbabili fantasie; la fa da padrona una bambola gonfiabile impalata addobbata con magliette e sciarpe degli amati rivali, strepitoso.
Il Colpo del giorno, l’imprevedibile si realizza pero’ un paio d’ore dopo, quando a una fermata dell’autobus si ferma uno strano trolleybus, reduce di tempi peggiori, addobbato a festa e popolato da strana gente. Non resta il tempo di discutere che subito e’ rapimento, inevitabile rapimento, e ci si ritrova su una festa semovibile organizzata da qualche mente malata per celebrare la vittoria, un trolleybus munito di dj e spine di birra che gagliardo si avventa nella notte di Kaunas.
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Notte strana qui dal bianco mondo parallelo. Nelle periferie della periferia, per la prima volta questo angolo di mondo perfetto non profuma di legno e silenziose melodie. Oggi e’ un sapore amaro, sguardi strani e occhi che volano bassi e si incrociano poco. Robe strane.
Il buonsenso e la razionalita’ fa capire che questa notte vada trattata come l’ultima in questa famiglia, pittoresca quanto assurda quanto magnifica, in cui dissensate irrazionalita’ mi portarono tanto tempo fa. Lentamente, nel corso dei mesi, questa gente da subito cordiale mi ha accolto con curiosita’ e naturale devozione, snaturata devozione a raccontarla giusta, fino a diventare una tappa di obbligatoriamente periodica nei bagordi di vita baltica.
Si tratta di persone completamente libere da ogni schema di restrizione mentale, capace di mettermi in mano innumerevoli volte un’Audi 80 a cambio automatico (che peraltro non si raccomanda particolarmente) piuttosto che spade e coltelli d’epoca sovietica, disponibile senza remora ad abbandonare la casa costruita con le proprie mani ed i propri letti a bande di 8 italiani ubriachi per andare a dormire a casa di amici, adorante nei confronti di gia’ citati italiani spudoratamente spacciatisi per Pupo o per Albano, eccezionali nella semplice e ostica arte di esser se’ stessi.
Riconosco di colpo il sapore di questa notte bianca e nera: e’ patate e grietine, e’ vodka e pacche sulle spalle, e’ semplice calore umano.
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