Archive for November, 2014

Amsterdam


29 Nov

Il treno attraversa l’Europa e si spinge verso il buio.

Stuttgart. Frankfurt. Köln.
Scompartimenti dedicati separano i viaggiatori che desiderano telefonare da quelli che chiedono di viaggiare nel silenzio.

Nel bar della stazione di Amsterdam un tipo si avvicina al mio tavolino.
Cosa fai, dove vai, se passi da Utrecht fatti sentire, questa è la mia business card.
Prima di andare via dice “life is great. Enjoy it”.

L’Olanda è il luogo in cui le cose che possono accadere accadono.
Un laboratorio costruito su un principio che prevede persone lasciate libere di fare un po’ quel che vogliono, sotto il principio della mutua regolamentazione.
Uno spazio costruito sull’acqua, terra umida con vocazione di porto.
Molte biciclette tornano a casa e la casa è una houseboat.

La città rimane indietro, coagula sullo sfondo, la città che sono la sovrapposizione di tutte le sue città.
In questa stanza si dice che sia stata venduta New York, spiega una ragazza che ora lavora in un’organizzazione che si occupa di crowdfunding.
La città assorbe e restituisce.
La luce del nord si spegne tra le bancarelle di Spui.

Poe


23 Nov

“La solitudine è una bella cosa, 
però è necessaria la presenza di qualcuno
 per dire che la solitudine è una bella cosa”.

“Fu proprio il caro Moneypenny a dettare questa denominazione per la nostra associazione,
e dice sempre che gliel’ha suggerita il suono che manderebbe un barile se fosse vuoto”.

“Il figlio di Dio è morto; è credibile perché è assurdo; e dalla tomba è risorto; è certo perché è impossibile”.

“Nel nome del profeta – eccovi i fichi!”
[Grido di un venditore ambulante turco]

Chi non ha non è. Proverbio calabrese


15 Nov

Schermata 2014-10-12 a 00.24.36

L’odore di McDonalds impregna la nebbia, il rosso inutile del semaforo, tutto.
E’ un passaggio obbligato che sa di routine, è un discorso di luci nella notte di Eichstatt.
Venti secondi o poco più.
Tanto dura, in bicicletta, l’immersione olfattiva nel mondo degli altri.

In testa rimangono i suoni più strani.
A volte è utile guardare il mondo dalla prospettiva temporale di una mosca, che percepisce ogni cosa rallentata, che riesce a fuggire lo schiaffo che la vorrebbe uccidere.
I movimenti del barista mentre prepara il mojito.
Le espressioni degli occhi di una risata isterica, tra fumo di sigarette, di fronte al locale.

La bicicletta, parcheggiata, si infila nella solita intercapedine.
Contatto di metalli, prospettive di rugiada.
Una luce, una luce sola, è accesa nell’intero complesso residenziale.
Penso che c’è qualcuno sveglio a quest’ora, che c’è qualcuno sveglio con me.

Risalgo le scale senza riuscire a individuare la prospettiva.
E’ una via di mezzo tra un “qui” e un “altrove”, ed è così da quanti anni ormai?
Raggiungo il balcone, numero ventotto, la mia serratura.
La finestra è illuminata.
La luce accesa era la mia.

Marzanna Bogumila Kielar


03 Nov

Siamo
un vuoto che ha bisogno di una forma per apparire.

Diary of a Baltic Man

Real Eyes. Real Lies. Realize.


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