Ma chi poi perché

13 Sep

Sinestesie...

Così a Cracovia avevo cambiato una bici arancione per un vecchio clarinetto di legno. Troppi chilometri vibravano nelle gambe e nella testa; era tempo di cambiare. Di iniziare a cercare me stesso osservando il movimento degli altri, seduto su un marciapiede, dietro una parete di musica. Avevo incontrato un fratello fino ad allora sconosciuto là dove non avrei mai pensato di cercarlo, e aveva un cappello grigio. Quando iniziavamo a suonare polka, la gente si divertiva a riempirlo di monete, soprattutto i bambini. “E’ quasi commovente la curiosità dei bambini di fronte al mai visto”, aveva detto un vigile urbano stanco, il cappello bianco in mano, di fronte a una gelateria. Suonavamo di sera, dormendo sui marciapiedi.

 

Mar ciapiede

26 Aug

Come in un racconto di camicie bianche, forme e volti che si muovono intorno a un ostacolo, e una notte senza fiume e acqua salata che torna dal mare,
come biciclette nere che volano leggere, riposando sull’aria tutto il peso che si portano dalla terra,
come camini accesi senza fuoco senza ossigeno senza parete, come camini senza case intorno costruite,
come una realtà che si muove rapida che rimane immobile che propone inganni e che si dice cattiva,
come i canti senza canto de todos los abuelos del mundo
che anche questa notte andranno a dormire senza attendere che se ne vada la paura
come i raggi di luce che nel nord cadono sulla terra esattamente come a sud,
pero sin que nadie les entregue canciones.

Di fronte all’Hotel Neringa,
in attesa,
una signora dalle rughe nere mi chiede se sono Jurgas.

Lietus

11 Aug

Croce Baltica

“Aquì todo huele a lluvia”.
Etimologie da terra della pioggia.
“Este es un paìs para escribir”.
Vuoto, è tutto vuoto dietro quel vetro.

Il centro della nazione come la camera dei nonni: un luogo in cui per un periodo si è avuto accesso per giocare.
Quel luogo ora è deserto, rimasto alla mercé del tempo e dei piccoli cambiamenti, sventrato dallo sguardo di chi non ha saputo apprezzare i dettagli.

Tutto continua a essere così come lo si era lasciato.
La semplicità degli elementi, i fiori freschi sulle lapidi dei patrioti, i cortili grigi nel retro dei palazzi rinnovati.
Non è percettibile la presenza di un’assenza.
La polvere dei nonni, le impronte di quando uno era un bambino.

La Lituania è la terra della pioggia.
Nove anni e undici mesi più tardi, questo è un luogo adatto per fermarsi a scrivere.

Il ramo di un albero è un bastone virtuale

24 Jul

Schermata 2016-07-24 alle 23.37.15

 

Camminare per le montagne cercando
il cielo
rocce, pietre
e il suono di nomi che non sono più.

Campanacci e pecore
e il lupo che quando attacca si muove sempre controvento, per nascondere l’odore
e sentieri diversi che conducono tutti a uno stesso punto
sagome sul muro a lasciar tracce di un altro passaggio.

Le storie tra loro condividono un punto in cui si incontrano
un momento di contatto tra dislivelli diversi.
Se così non fosse non sarebbero storie, non arriverebbero ad accadere.
Per questo rimangono in silenzio, eco di se stesse
nascoste tra le montagne, sommerse dalla neve e dalla neve riemerse.
Ancora una volta in attesa di una luce che le raccolga,
di un movimento che le incarni,
di una voce che le riunisca tutte in un’unica storia, la storia delle storie.

E così un gruppo di sconosciuti ha camminato insieme
un gioco di creazione è passato – e non è ancora passato – dentro di loro,
attraverso loro,
assistenti di un parto
camminatori sul tempo
cercatori di storie.

[Foto di Lorenzo Attardo]

Canzone dei contrabbandieri della Val Varaita

29 Jun

Per noi c’è la notte
La foresta nera
La bianca frontiera.

Il confine ci nutrirà
Il confine ci consolerà
Il confine ci vestirà.

Al destino

21 Jun

Schermata 2012-10-20 a 02.34.08

Si muoveva sui treni fra voci e città
tra lembi di grigio e località
rispecchiandosi nelle pagine dei libri leggeva che la paura degli altri
“la paura degli altri è paura di se stessi”.

“Asfaltano le strade per lavar via il sangue degli investiti”, diceva C. sul sedile lì accanto, e la città si presentava a frammenti e si presentava a momenti e tutto diventava parte di un unico archivio.

Era un ticchettio di tasti e di dita sulla plastica
era qualcuno che aveva qualcosa da dire,
e lui si fermava ad ascoltare.

Là intorno si spiegava un’epoca e si spiegavano tutte le epoche
come un ventaglio al vento, e si innalzava,
e volava.

Le pietre nei muri raccontavano storie che non raccontavano,
le conservavano nascoste,
sommerse per sempre nella storia delle storie.

Si spostavano i continenti, si spostavano le lingue, ci si allontanava dalla terra, ci si avvicinava sempre più.

Le parole non bastavano e le parole non servivano e qualcuno le metteva lì in ordine e qualcun altro le abbatteva, e il risultato finale è che c’erano parole  che prima non esistevano, adesso erano lì e tutte insieme e formavano un muro. Qualcuno ci si riparava contro, altri semplicemente lo ignoravano. I ragazzini costruivano scale per saltare di là.

“Non serve nient’altro che una birra fresca”, disse C.
“Una birra fresca, dopodiché sarò pronto per partire”.

Cumbre de la Veleta

13 Jun

Crash

Durante la notte aveva osservato le montagne e le aveva ritrovate cariche di una luce mai vista.
Come se il sole cercasse da lontano un magnete, un polo a terra per appoggiare materiale radioattivo nella solitudine dello spazio.
Pensò al suono tremendo che dovette sconvolgere il mondo nel momento in cui l’Europa e l’Africa si erano scontrate, milioni di anni prima.
“Le ragazze hanno sempre i piedi freddi. E anche le mani. E anche il naso”, disse lo straniero che viaggiava con lui.
“E quando si svegliano nel pomeriggio cercano sempre qualcosa da mangiare. Mandorle secche. Arachidi. A loro non basta un bicchiere di vino per calmare la fame”.

Risalivano una vena rocciosa che si portava addosso quel suono primordiale. Faglie sovrapposte. La deriva dei continenti.
Incontrò pascoli avvolti di nebbia e si disse che due ore più tardi tutto sarebbe stato diverso.
Incontrò una vacca al pascolo nella neve e trovò curioso il suo modo di farsi strada tra l’erba gelata e fiori appassiti.
In generale, continuò a camminare, fermandosi soltanto quando aveva sete, dedicato a una lunga marcia nel vuoto che avrebbe convinto chiunque dell’esistenza di una meta.
Quando finalmente si fermarono il suo compagno di viaggio parlò di nuovo e disse: “da qui,
da qui si intravede un altro continente”.

Due cani si mordono la coda

31 May

The city through the eyes of the dog

Due cani
si mordono la coda
tra le strade strette della città bianca
sotto il suono di campane a mezzogiorno
tra le insegne del kebab e turisti nordamericani
due cani si mordono la coda
bevono birra e attendono sera
cercando l’ombra di architetture arcane
e i cerchi concentrici delle gambe dei passanti.

Due cani si mordono la coda
come una danza d’antica importanza
come un riflesso di lontani presagi
come un gioco nel grigio,
un gioco di prestigio.

Ice. Eyes. [Lies].

24 May

Crash

Scendeva lentamente aggrappato al braccio di una ragazza
con la giacca gialla i pantaloni blu
scendeva lentamente, un passo dietro l’altro:
“izquierda, derecha”
“izquierda, derecha”,
diceva la ragazza.

e lui a passo incerto e disperato
nella distesa bianca
“la luz se fue, se me fué la luz”,
ripeteva
e la ragazza che gli diceva no te preocupes, pronto volverá
solo son los rayos del sol,
el sol y este desierto de nieve
uno spazio troppo vasto per contenere
tutti i suoi riflessi.

Le onde ultraviolette arrivano con un’inclinazione diversa a 3200 metri
ora lo sa l’uomo solo su un ghiacciaio
ora lo sa una ragazza sconosciuta, che gli tiene il fianco
e ora lo sa chi cammina là in basso
e si ferma
e osserva.

12 miles away

15 Apr

En el taller de Nijole

12 miles away from the cheesemaker
sotto la grafica di grafiche accese
il reticolo dei cavi l’ombra lunga sul cemento
12 miles away che sembrano città
e i rami secchi degli alberi che sembrano mani e chiedono aiuto
implorano implorazioni venate di grigio sfumate di nero
è ciò che resta sulle dita di un legno che diventa polvere
la sabbia di un’epoca che muore con te.

Suona solo di notte l’orologio della chiesa
sono i pentiti che si addormentano, i vedovi che ascoltano
le tracce di una piazza vuota di bambini andati già via
rimangono le pietre sull’asfalto e l’erba un po’ schiacciata
le impronte digitali sul vetro dei parabrezza.

12 miles away è la distanza che separa
le voci della piazza che rimangono laggiù.
12 miles away, un discorso di sicurezza
di allergeni e di tavani e di acca ci ci pi
a ben pensarci 12 miles away è una lingua che si stacca
12 miles or more, 12 miles away from you.

L’insegna del locale, il ronzio delle ragnatele
La textura de las páginas que saben solo a birra y sol
y esta pantalla que se apaga y se queda blanca
12 miles away, e poi già non sono più.

Diary of a Baltic Man

Real Eyes. Real Lies. Realize.


Ricerca personalizzata