binzimánia

24 Gen
viajera viajera bella per el mundo.
tengo aquí tu vela

espero verte pronto.

Humahuaca

05 Gen

Camminavamo per spostarci sempre un metro più in là del presente. La strada era un dettaglio trascurabile, quello che cercavamo era il movimento, la fuga. I pastori di lama, il tipo con la bandierina della Nuovazelanda appesa alla bici. E l’abbraccio del sole, come se i tremila chilometri che ci separavano dal mare non fossero nient’altro che tremila chilometri in meno da attraversare. Camminavo al tuo fianco, e avrei potuto proseguire fino all’infinito, spinto da una mole di passato che avrei voluto fissare del tempo. Senza altre notti spese a cercare un dolore, senza banconote e senza film da vedere. Perché aggiungere altra legna, se tutto si trasformerà in cenere? Tutto era chiaro, troppo chiaro, stravolto dalla luce di una latitudine perfetta, impresso nel colore di quella terra accesa e silenziosa, presente nell’assenza di tutto quello che avrebbe dovuto essere lì, e non c’era niente, assolutamente niente, solo una linea di cavi elettrici a ricordare che un tempo l’uomo, un vuoto nello stomaco, una linea di formiche giganti che attraversava perpendicolarmente il nostro cammino.

A volte mi chiedevo se sarei stato capace di prendermi cura di te, o se saresti poi stata tu a doverti leccare le ferite. Se era protezione o condanna, chi il giudice e chi il colpevole, chi inseguiva e chi tracciava il cammino. Osservavo la profondità del tuo sguardo, e tutto quel che ci trovavo era una vecchia canzone, “così vanno le cose così devono andare”, noi sapevamo ma non sapevamo perché, come in quel film di Buñuel dove gli ospiti di una cena si salutano ma non se ne vanno, rimangono in attesa di un qualcosa di fronte alla porta, un qualcosa che non arriva e li tormenta e non sappiamo perché, e alla fine impazziscono tutti. Non sapevamo perché. Solamente che c’è un senso anche a Humahuaca, c’è un villaggio di barro con esseri umani che ci vivono ed hanno costruito i loro cimiteri e fumano Marlboro grigie, e se non c’è un senso lì allora dove.

Senza far rumore fluivamo fuori dallo spazio e dal tempo, eravamo lontani anni luce dal ricordo di un’infanzia, estranei. Comete. Lentamente ci stavamo spegnendo, ma nell’accelerazione finale avremmo fatto mille volte il giro del mondo, toccando ogni pietra senza considerazioni gravitazionali, eravamo nell’atmosfera e galleggiavamo leggeri in una nuvola d’amore, anche se avremmo avuto troppo paura di scriverlo su una lettera, su un cuscino. Eravamo due estranei in viaggio tra loro, un giga di foto da mostrare ad amici poco interessati nel giorno del ritorno, eravamo qualcosa che saremmo stati.

Quando incontrammo la linea, non ci fu sorpresa né sgomento. Solo uno sguardo reciproco piantato negli occhi, a ripetersi ancora una volta le parole di quella vecchia canzone. Una macchina passò al nostro fianco ai centodieci all’ora, il che significa che per molti quel punto era un punto qualsiasi. O forse eravamo noi ad essere traviati dalla poesia, ad inseguire chimere in un deserto arido e polveroso, a costruirci illusioni ottiche ed oasi nel deserto per provare sopravvivere a sopravvivere ancora un po’, per parlare con i morti. Era un luogo spaventosamente normale, un’astrazione tracciata sull’asfalto tra le pietre ed i cactus, un cartello verde a bordostrada a segnalare un’idea venti metri più in là.

“Qui passa il Tropico del Capricorno”.
Abbassai la cerniera, ed accesi una sigaretta. Pisciai felice.

Do everything feel nothing

04 Gen

I segni più antichi lasciati dall’uomo in the Tanaro Valley
sono queste incisioni su roccia in viaggio lungo i millenni,
a bordo di una delle tante strade che salgono verso il Bric del Monte.

Un richiamo alla Dea Madre
Un’invocazione di fertilità
Un alfabeto per segni.

Nel nulla del nulla dell’antico pantheon.

runaway

15 Dic
Il sacro segna la luce.
La luce segna il sacro.
Il sacro segna il cammino.

Just for one day

11 Dic

Per un giorno ho avuto una cagnetta
ho avuto una cagnetta, per un giorno.

È apparsa lì, in mezzo alla notte, in mezzo alla neve.
Proseguiva nel solco di chi era passato prima di lei:

pneumatici e lupi
suggestioni e voci
la paura del freddo, nell’alpe gelida tutt’attorno.

Era una cagnetta scappata a un cacciatore.
Aveva il collare e il campanellino, ma non aveva un numero di telefono con sé.

Ora: devi sapere che queste sono lande di cacciatori e fuoristrada.
Un cacciatore, quando perde la sua cagnetta, poi la cerca.
E quei segni di pneumatico sulla neve forse erano i suoi.
Forse l’aveva cercata,
forse non l’aveva cercata abbastanza,
forse non l’aveva trovata.

Così la cagnetta adesso aveva scelto me.
Mi veniva incontro con sguardo acceso,  quel mix insondabile tra audacia e paura.

La cagnetta disconosceva suo padre, non sapeva più dove fosse il padrone.
La cagnetta non aveva padroni.
La cagnetta era tante cose, tante cose tutte insieme.

L’ho portata a casa, è venuta via con me.
Io non ho una casa fatta per ospitare cagnette. Non so prendermi cura di loro.
Ma in quei giorni la casa assomigliava a una casa e così era evidentemente anche per la cagnetta, perché si è trovata a suo agio nello spazio di ombra e luce tra la sedia e la stufa.

Nel dormiveglia che sussegue alla tempesta
nell’abbraccio ammaliante del fuoco
nella verità rimasta occulta nel caso
la cagnetta pensava a pneumatici e lupi.
Suggestioni e voci.
La certezza del freddo, nei mille deserti di centomila città.

L’ho accudita, ha mangiato fegato di cinghiale, l’alimento dei principi.
Lei ha accudito me: mi ha insegnato a non chiudere la porta sulle scale.
Mi ha insegnato il valore simbolico di quel collare e quel campanellino: l’eleganza nel toglierli, la corretta fermezza di ritornare a loro.

In fin dei conti, era una cagnetta scappata a un cacciatore.
Aveva il collare e il campanellino, non aveva un numero di telefono con sé.

 

La civiltà va contronatura

17 Nov

La civiltà va contronatura.

Man at work

08 Nov

Secondo episodio.

 

Siamo in un ufficio affollato. È l’infermeria dell’aeroporto di Duna Caliente, il cui nome i colonizzatori di queste terre hanno trasformato in: Duna Caliente.

Avete Ragione Voi

29 Ott

Avete ragione voi.
Vi aspetto.

Dall’altra parte della barricata.
Vi accolgo.
Dalla stessa parte della barricata.
Vi voglio.

Voglio il sapore amaro della vittoria.
Il sapore dolce della rivalsa
Il sapore inutile di un giorno vero
il sapore folle di un anno intero
el sabor amargo del parrandero.

Avete ragione voi.
Vi invidio.

Voi nel lato giusto della risposta
voi nella battaglia eretica del securista
voi nel gorgo cieco dell’iconoclasta.

Domani sarà un altro giorno e inizierà alle sette del mattino e sarà fatto di niente.
Arriverà il trattore per quel lavoro arcaico, e andrà fatto e lo faremo.
Decine di quintali di materia sulle nostre spalle, la polvere e la materia della nostra essenza.

Nel frattempo voi,
dall’altra parte della barricata,
in un sapore languido.

Avete ragione anche voi.
Vi accolgo.

Il nuovo modello

24 Set

Spirit Crusher

Sono passato da Anselma, 90 anni compiuti, per cercare di capire cos’aveva il televisore.
Ho chiamato il call center e mi hanno detto che è proprio così.
Bisogna buttare via tutto perché è cambiato il sistema.
È cambiato il sistema di trasmissione televisiva, bisogna buttare via i vecchi apparecchi e adeguarsi.
Butteranno via anche i motori a diesel, li butteranno via perché inquinano. Butteranno via automobili vecchie di 5 anni, butteranno via le persone, butteranno via anche noi.
Anche le persone dovranno adeguarsi: il nuovo modello dovrà avere un codice a barre. Tecnicamente si chiama “green pass”. Sono stato recentemente a valle, sono stato in città, e ho già visto alcuni luoghi in cui viene richiesto. Alcuni tra i nuovi modelli dotati di codice QR erano gli stessi che cinque anni fa dicevano ‘beh queste cose accadono solo in Asia; mica abitiamo in Asia noi’. Ora lo usano.
Nel frattempo mi chiederanno di lavorare a un progetto sul bullismo nelle scuole. A quel punto potrei portare l’esempio di una ragazzina di 15 anni, che non è dotata di codice a barre in una scuola aperta, accogliente e inclusiva. Potrei immaginare i suoi compagni di classe, i suoi professori, riversarle addosso tutto l’odio possibile.
Non servirebbe a molto.
Non servirebbe a niente.
Le maggioranze rimarrebbero le maggioranze, e si guarderebbero nello specchio come hanno sempre fatto, e sarebbero contente di quel che vedono,
come hanno sempre fatto.
Domani scenderemo a valle e andremo a comprare il decoder.
Bisogna buttare via tutto perché è cambiato il sistema.

Half of the way

17 Set

Fernando ha sfilato i guanti, ha controllato l’ora sul telefono cellulare, ha stabilito che è tempo di andare. Prima di entrare in casa si è seduto sulla soglia: ha sfilato i vestiti e gli scarponi. Ha scrollato via la polvere del giorno, ha messo a mollo il martello e ha messo in carica le batterie: serviranno domani.
Sotto l’acqua calda del giorno ha ascoltato la radio. Parlava del suono esuberante di luoghi lontani, sapeva di tequila ed era buono anche così. Ha cosparso il borotalco sotto le ascelle e si è vestito guardando in alto dentro la finestra. Su nell’alta valle i faggi hanno iniziato a diventar rossi, l’autunno è iniziato. Presto arriverà anche qui.

Una volta in macchina, Fernando ha fatto sosta in un paio di posti. A chi gli ha chiesto ‘dove vai’, lui ha detto ‘vado a proiettare un film’. In entrambi i casi l’interlocutore ha risposto con parole entusiaste, e in entrambi i casi a Fernando è venuta voglia di tornare indietro. Nel frattempo, scendendo verso il mondo, la Radio ha smesso di proporre suoni lunari e ha iniziato a parlare il linguaggio del mondo. Notizie di contagi e di strategie militari. Il bollettino dei morti, poi le previsioni del tempo, le notizie del traffico. Fernando si è soffermando sui dati. È ancora aperto quel cantiere tra Genova e La Spezia. Quella lunga scia di montagne non la domeranno mai.

Adesso sono le sette di sera e Fernando è quasi arrivato. La macchina intelligente lo porta in modo intelligente, dialogando in modo intelligente col telefono, che ti dirà come posteggiare e perché. Fernando non vuole sapere nulla: lui è un abitudinario e in quel posto lì ha sempre parcheggiato accanto al fiume. Si presenta alla festa: i tipi all’ingresso chiedono il green pass, sulle locandine lì accanto c’è scritto il suo nome. Fernando gli spiega che il green pass non ce l’ha e lui è lì per quel film. A dir la verità, quel film di per sé non gli interessa nemmeno: l’ha fatto lui e l’ha già visto più volte. Ad essere onesti, non è nemmeno un granché.
Ma a qualcun altro, là dentro, interessa che lui presenti il film.

Come comportarsi in questo caso, come risolvere certi problemi?
Fernando si pone la domanda, ma la risposta non gli interessa.
Fernando ha altro da fare, in questo pomeriggio la pioggia è caduta, domani sulla montagna non ci sarà polvere.
Si congeda e saluta, la macchina intelligente lo riconosce e si attiva.
Ci sono cose più importanti a cui pensare, le dice lui come se la macchina fosse intelligente davvero, ci sono cose più importanti di un codice a barre, niente di nuovo nemmeno oggi, niente di nuovo qua.

Diary of a Baltic Man

Real Eyes. Real Lies. Realize.


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