Miel de bambolina

20 Mag

Olio su tela. La tela è reale.

Scioglilingua carsico ed enigma d’Austro-ungheria.
Alenka seduta su un muretto, sotto un giardino sospeso che sa tutto di lei.
Indossa una vestaglia di seta, quel motivo di fiori messo insieme per le notti nel fieno.
Nell’ora di veglia che lascia libero il sonno, Alenka si sfiora tra le gambe e sente odore di lui.

Lí tutto intorno la campagna si sveglia.
La montagna si accende, il segreto si scopre.
Il furgone del ghiaccio, che cerca la città seguendo incantato il grande fiume azzurro, non lascia traccia di sé.

Isonzo.
Lusinç in friulano standard.
Isuns, Lisuns, Lusinz, Lusins nelle varianti locali.
Soča in sloveno, Lisonz in bisiaco. Sontig in tedesco.
Alenka si accarezza la pelle e così carezza anche lui.
Sa che non si rivedranno presto, forse non si rivedranno mai più.

Prendi la vita e scappa, scappa Bambolina
Voglio vederti ballare sotto i ponti
Sopravvivere ai morti
Evitare la pioggia e dire tutto di te.

 

È tutto un gioco ma è un gioco che segna.
L’uomo del furgone del ghiaccio è ormai lontano laggiù.
Alenka si accarezza la pelle e così carezza anche lui.
Le sue parole le risuonano tra i capelli, le sfiorano le gambe, si asciugano nella brezza del mattino e rilasciano irrequieta sazietà.
Parole gitane, rimaste sul fieno con lui.
Miel de Bambolina, Bambolina de miel.

Vivere in un futuro classico, sempre.

26 Apr

Piove.
La città si purifica di colpe non sue.
Lui la percorre di notte e si chiede dove finirà.
“Ho due patrie, tre famiglie e quaranta città”, si dice visualizzando nel pensiero un momento preciso.

È un attimo tra gli altri, una stanza luminosa, circondata dal sole, in cui tre ragazze in silenzio girano grossi sigari di tabacco.
È un momento di sole inghiottito dal tempo.
Un tempo anacronistico.
Un futuro classico, sempre.

Ce qui vivent les violettes

13 Apr
psychedelic sun over Sidona

Hoy fui a un castillo
fui a un castillo por los bosques, siguiendo las líneas de los montes
fui a un castillo con mi caballo, carroza de hierro y viejo die-sél.

Ilusión
De
Belleza.

[Illusione: in-ludo. Viene de juego].
[Bellezza: dal sanscrito Bet-El-Za, “il luogo dove Dio brilla”].

Éstas cosas que pasan por un sábado cualquiera.

Andando, ho visto un gruppo di genziane.
Fiori di quando la neve si scioglie, fiori che si portano addosso la lunga attesa dell’inverno.
Annunciano la primavera: tienen poderes maravillosos y la gente lo sabe de la antigüedad.

Cuando la ví, pasó un coche. El unico coche del día.
Cuando volví, le genzianelle se habían ido.
El único coche ya no estaba allí.
Se las habían robado.

Regresa a mi mente
[Ritorna a mi mente]
aquel día de diciembre, en el cual estaba en Málaga con mi amiga Lola.
Y fuimos a un ‘cementerio inglés’, y estaba al lado del mar.

Había una tumba y en ella un nombre y dos fechas.
Una niña que murió 40 días después haber nacido, su nombre: Violette.
La targa diceva:

“Ce qui vivent les violettes”.

Nicola ch’i parlòva ‘dmâ dë Viora

03 Apr

Cold Gods

Probabilmente, solo tra qualche decennio diverrà chiara a tutti l’importanza del lavoro svolto da Nicola Duberti, che attraverso la sua collaborazione con l’Atlante Toponomastico Piemontese Montano è riuscito a fissare su carta [e su mappa] un tesoro linguistico destinato a sparire per sempre – e, di fatto, ormai già sparito.

Quando si perdono i nomi, si perdono anche le cose.
E infatti quella specifica roccia, quel rigagnolo d’acqua, quello scau e quell’appezzamento di terreno non significano più nulla. Elementi tra gli altri di un ‘paesaggio’ che esiste solo per chi ha perso del tutto la capacità di guardare, e vede un elemento astratto
[il ‘paesaggio’, appunto]
là dove prima c’erano infiniti elementi dotati di un nome e di un senso.

È un mondo che sparisce insieme alla sua intera geografia.
Ed è un suono che sparisce, suono chiuso verso il mondo.

La nutrita schiera di politici presenti alla serata di presentazione [la campagna elettorale è già iniziata, o non finirà mai], ha dato fiato ai tromboni parlando di internet in montagna, di fibra ottica che non c’è e dovrebbe esserci, quando l’unica cosa che funziona davvero in alta val Mongia è Eolo. Ma così va il mondo e così è giusto che vada: le parole che contano sono quelle che rimangono scritte, da qualche parte nel cuore o su un atlante di carta, e allora grazie a Nicola per questo regalo alla gente che verrà.

Bacatà

25 Mar

Quando dico Bogotà voglio dire montagne
montagne di nero che si alzano là dietro
il monossido di carbonio che si arrende sugli eucalipti
lo schiaffo delle Ande pone fine alla sua tregua.

Bogotà frenetica Bogotà selvatica
Per il taxista che mi raccoglie questa notte, metà della città rimane tierra incógnita
terra di nessuno
terra degli altri
Metafora Capitale di questo strano Paese, che ancora si oppone all’imbrigliamento della sua geografia.

‘La mappa imprigiona il territorio, qui si può solo procedere con la bussola’,
dicono gli arhuacos della Sierra Nevada mentre si fanno largo tra i loro sentieri.
Bogotà è montagna ma sono montagne altre.
Il selvatico qui è l’uomo, la sua strada nel nero.

Compromiso con yo mismo

08 Mar

Nowhere

Al di là del vento che viene dal mare
della vertigine del settimo piano
al di là dei grattacieli alti e bianchi,
del loro cielo carico di sale,
al di là dell’orizzonte,
restare.

Notte di incontro notte di pianto
notte di compleanno di cerimonia di vento
notte di ‘punto della situazione’ nel mondo lì accanto;
notte di sguardi persi e ritrovati nel bianco
notte di spazi immensi,
di giorni veri,
e di canto.

Cartagena de Indias
7 de marzo de 2019.

Qualcosa di più del freddo

04 Feb

Pulmones

Inchiostro di ghiaccio per un attimo di calore
– non pervenuto –
ricercato smarrito
sbiadito
su tinte rosse parole mosse
dormire col cappio al collo per non risvegliarsi davvero
sudore spento gelido vento inverno inferno
stagione nuova

condensano le vite dietro il vetro
coagulano in caduta, distillazione suprema
una sola goccia da lasciare (per generare) i discendenti
una sola goccia, sotto la lingua, lì dietro ai denti.

Ermetico emostatico linguaggio siderale
la notte il disgelo un foglio bianco abbaglio
non saper cosa dire.

Voler raccontare qualcosa di più del freddo,
qualcosa di più.

Baltic 1000

21 Gen

In quale momento è accaduto?
La ‘b’ e la ‘a’ in rapida sequenza, digitati nella url per arrivare a ‘balticman’, da qualche tempo portano sulla pagina della banca.

Significa che balticman sta invecchiando o diventando grande, e infatti ha raggiunto e superato, con questo post, le 1.000 pubblicazioni.
Rimarranno lì nell’etere per un po’, poi se ne andranno anche loro, silenziose come sono arrivate.
E se servirà un epitaffio, ben venga quello di Robert Walser, letto nei suoi Ritratti di Scrittori, per non cadere nell’insana tentazione di prendersi davvero sul serio.

 

“Io, per esempio, che pure sono un poeta, 
come discorso funebre 
– quando verrà il momento – 
mi auguro solo bugie. 

Purché siano bugie deliziose.”

— Robert Walser

 

I cinesi sulla Luna

04 Gen

I cinesi sono arrivati sulla Luna
risalendo una scala di plastica raggiungeranno anche il Sole
e da lassù vedranno un mondo
vedranno un mondo in cui ancora si muore.

Nel frattempo
qui d’inverno si rimaneva sotto le coperte.
E le coperte pesavano a fumo, a stanza chiusa ed a gelo.

La gente di qui girava sigarette con foglie di noce per aver qualcosa da fare.
“Guarda qui. C’è il segno di mille zolfanelli rimasto qui, scavato nel legno”.

E respiravano fumo, stanza chiusa e gelo.
Respiravano l’inverno delle cose vere.

I flussi dell’aria, la trasformazione del caldo che si spegne.
Sentivano freddo, vedevano pace e tridimensionalità che prima non c’erano.
La luce della Luna, senza i cinesi addosso, che riflette il bianco della prima neve.

Gli uomini e le donne che abitavano qui vedevano le cose da una prospettiva diversa
in ogni metro un messaggio,
in ogni segno una scia.
Tutto era linguaggio e veniva da lontano,
veniva dal volo degli uccelli, ed era ‘Presagio di cosa futura’.

Così gli uomini e le donne che abitavano qua uscivano di casa e potevano respirare.
Gli spazi aperti. La dimensione del nulla.
Nessun segno umano sul territorio,
nessun cinese ad infestare la Luna.

Un unico segno umano sul territorio:
è un sentiero, una strada.
Non mi serve nient’altro.
Voglio tutto quel che c’è.

 

 

Lapicero negro

10 Dic

Scau

El viejo lapicero.
Donde habías estado en todo este tiempo,
donde te perdí?

Han pasado cosas mientras tanto.
Cayeron puentes.
Y se fueron las ojas.

Las palabras que tenían adentro tal vez se quedaron allá, del otro lado
ya no tan cercanas como para sentirlas
ya no tan pesadas para cargarlas.

Lapicero viejo
amarillo y negro
escondido en esta cuaderneta escueta
– gorda silueta –
llevame allá de donde venimos
lugar de sueño y espacio,
de tiempo recibido, extraño
llevame de la mano,
tu, mancha negra,
engaño.

Diary of a Baltic Man

Real Eyes. Real Lies. Realize.


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