Yakutia

26 Apr

Una tavola imbandita da qualche parte in Siberia. Saltata fuori da Facebook.
Lui è un aviatore russo, conosciuto dieci anni fa, su un treno tra San Pietroburgo e Mosca.
Un bravo ragazzo, curioso, discreto, intelligente, misterioso. Un ottimo compagno di viaggio.
Sono passati dieci anni, e oggi è il suo compleanno.
Anche quella sera di dieci anni fa era il suo compleanno, e l’aveva passato in uno scompartimento di seconda classe con degli sconosciuti.
[Nei treni russi, per ogni vagone c’è un capo-vagone, con la sua divisa e il suo scompartimento riservato. Il compito principale del capo-vagone è tenere acceso il fuoco e riscaldata la vettura, tramite una solida stufa a inizio vagone].

Oggi, questa tavola imbandita.
Vedo che Andrei sta bene, pare sempre uguale.
Chissà chi sono quei tipi al suo fianco, che festeggiano con lui il suo compleanno.
Si direbbero Yakuzi, o Kirghizi, o Kamkatchi. In ogni caso, siberiani.
Andrei veniva da Yakutz, nel senso che per questioni di lavoro era andato a vivere lì.
“Conoscete la Yakuzia?”
“Certamente. Abbiamo giocato a Risiko”.
Un bell’incontro, quell’incontro con Andrei.
Sono contento di rivederlo, e di sapere che sta bene.

Eldorado

07 Apr

Bogotà. Sunset

Como en un cuento de fin Ochocientos
Héroes y castillos
Gentes de mar y compromisos
Historias de honor entre despedidas de marineros
La tropa que se mueve hacia el desconocido más allá.

Quedan chaquetas verdes, companeros de viaje
Y tierra de Colombia en la espalda allí detrás.
Barro cocido con dos huecos que dejan filtrar la luz
Barro que es sonido y es silencio
“y miles de caras que miran al sol”.

Mashroom Farm Democratic
Join our trip anti-aesthetic
Visual ethnography, engaged methodology
To bring your stories twelve miles far away.

“Acumula y redime con tu tarjeta de socio”
Aplican términos y condiciones bajo el juego sucio
Quinta Esperanza se desvanece bajo el sol de las Paredes
Mientras muchachitas rojas se fotografean bajo el sueño de lo efímero
“y miles de brazos que miran al sol”
buscando captar nada más que un pálido reflecto.

Algo,
sin embargo,
recogeré.

Plutôt, la vie

16 Mar

Senza titolo

Le strade proseguono lungo cammini che non appartengono
linee che non portano
crepe che non spaccano
errori che non segnano.

“Si tratta di un giro non si tratta di un viaggio”, dice l’esperto lungo la rotta.
Dice il soldato nella grotta: “chi ha un’alba da perdere non ha nulla da rischiare”.

Si accumulano le memorie dei giorni vagabondi
parole interviste pranzi visioni
tremende visioni
l’orecchio che vede, l’occhio che ascolta
le vite degli altri rimaste a metà.

Si accumulano sulla carta, sullo schermo, sull’asfalto
e scorrono e pesano e graffiano e sporcano
e rimangono nel fuoco, e fuggono nell’aria
le vite degli altri rimaste a metà.

[Foto di Marco Lo Baido]

En busca de nuevas formas

08 Mar

 

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8.3.2010 – 8.3.2017. Colombia.
Secondo gli esperti, le cellule umane si rinnovano ogni sette anni.

 

Agua del cielo. Il diluvio. La città lavata via da una prospettiva liquida.
Scorre il veleno il fango il pus.
Questa carta è fatta di freddo. Quest’inchiostro contiene la pioggia, tutta la pioggia
mentre là dietro, dietro la Cordillera
il triangolo delle montagne cade nel vapore della città bagnata che libera al cielo
la sua illusione di caldo.

Non c’è alternativa al racconto quando el entorno si fa violento e ruba la volontà e la costringe a muoversi sotto la pioggia,
passi indiavolati tra giorni tutti immobili,
per seccarsi in un insieme di parole
che conduce da te.

Torno a casa, trovo i fiori, “feliz cumpleanos”.
Nijole mi guarda, sorride, è una gatta nel buio.
Accendo il computer e ci trovo un’amica.
“Arriva da Bogotà”, mi dice, “arriva da te”.

Apro il link che mi manda, ed è questo pezzo.
Parla di Antanas, leggendo il libro su di lui.
La radio d’Italia ne racconta la storia
Nijole si fa seria, e chiede: “che c’è?”.

Così son le cose, a Bogotà all’otto di marzo.
Nijole è sua madre, e io son qua con lei.
“Questa (apparentemente) semplice chiave di lettura dei decisionali politici rappresenta il perno dell’azione di Antanas Mockus e costituisce l’avanguardia di una politica orientata verso la costruzione di un nuovo paradigma”.
Lo dice la radio, ma a lei tutto questo non importa.

“E com’era il cielo? Il rumore della strada?”
Il cielo era fradicio, e l’aria profonda.
Il fango sull’asfalto giù dalle montagne d’eucalipti.
Ancora una volta l’aguacero ha confermato arcaiche consapevolezze:
non c’è alternativa al racconto,
quando gli eventi si impossessano delle cose.

Qué bonita es Bogotà
de la América es la Atena
la sangre que va en tus venas
es lo que te hace marchar
en busca de nuevas formas.
Tu eres bella, Bogotà.
[dal min. 28.02 del podcast]

Forte Ofermōd

05 Mar

Optik

Come predoni tra sale e polvere
resistere al vento stringendo le palpebre
lasciar crescere sotto i piedi il tappeto di foglie
come un gesto di pace per la gente che verrà.

L’immagine della carovana, le orme, gli sputi
e lo strato di humus per sopravvivere e crescere.
L’umidità della notte per leccare ed accogliere,
gli stivali sempre pronti, nell’idea di combattere.

Si accumulano i detriti, si fondono, coprono
ma sotto il sale e la polvere, humus e foglie.
Avanzano i predoni, i loro piedi, gli sputi
come un gesto necessario per la gente che verrà.

Sacramentu

27 Feb

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Guarda bene queste immagini, guarda quella gente: è incapace di una rivoluzione, è troppo umiliata, ha troppa paura, è troppo frustrata. Ma, tra dieci anni, quelli che ora hanno dieci anni ne avranno venti, quelli che ne hanno quindici ne avranno venticinque. All’odio ereditato dai genitori aggiungeranno il loro idealismo e la loro impazienza. Si farà avanti qualcuno e trasformerà in parole i loro sentimenti inespressi…

[The Serpent’s egg - Ingmar Bergman]

Pietre

18 Feb

Earth

Raschiar via la polvere dalle pietre
aggiungere strato su strato, da qualche parte, da un’altra parte
e seguire il negativo dell’uomo dalla lunga barba
chiunque esso sia,
ovunque lui vada
nella linea retta tracciata dagli antichi Romani
che conoscevano il tombolo e compirono il Ratto
per scrivere su pietra l’uomo e le sue tante leggi.

E raschiar via la polvere da quelle pietre insane
che recano la parola e dimenticano il minerale
raschiar via la polvere dalle pietre
per veder quel che accade sotto le spazzole:
l’uomo, la donna, le muffe, gli dei.

Farmaceutica Transatlantica Transandina

06 Feb

Camila Moreno è una cantante cilena conosciuta soprattutto su youtube e nei luoghi dell’underground.
La sua voce si porta dentro quelle modulazioni nel canto che caratterizzano la musica cilena, da Violeta Parra a Chinoy agli antichi Mapuche. E’ il canto della donna latinoamericana, un misto di dolzura e rabbia e rimprovero e mistero. La voce segue il flusso della coscienza e attraversa ambienti intimi in costante mutazione. Il canto di Camila Moreno è un canto di verità.

Quando aveva 22 anni, dopo aver vinto un concorso nazionale, Camila  ha avuto accesso a una diretta televisiva, nella serata più importante del celebrato Festival del Huaso de Olmue. Così, per una sera ha abbandonato la sua realtà e si è presentata sul palco travestita da bimba-immagine, con i nastrini, i luccichii e la carne esposta alla perversità dello show. E di fronte all’oligarchia che governa il Paese, di fronte all’intero Chile, ha parlato delle nuove droghe (Oxycontin e pastiglie varie) che dalle periferie degli Stati Uniti invadono le strade del mondo. Pastiglie al veleno per contenere il dissenso e provocare il disagio, la cui distribuzione è controllata dalle grandi case farmaceutiche, a loro volta colluse con.

Farmaceutica Transatlantica Transandina
Una vita si spegne perché li disturba
Meglio se tu non muori presto, per darti un vaccino
Loro dicono di essere buoni, ma distribuiscono pastiglie.
“Che pena gli fai”, ma è una bugia.

Il grido della voce di Camila Moreno vale più di mille parole. E’ un grido di guerra e di rivolta e centra il suo bersaglio: il presidente Piñera abbandona la platea e fugge tra i fischi. La televisione cilena ha interrotto la trasmissione di questo video dopo pochi secondi, ma Camila era già là, dove la musica non torna indietro.

To explain or to show?

18 Jan

Schermata 2017-01-19 alle 12.09.52* Night Island, Matteo E1kel Buratto

Nel bar antico del centro due schermi al plasma nero hanno sostituito gli antichi dipinti.
Erano quadri pesanti, di grafica fascista, ma dicevano qualcosa, e l’uomo con il cappello di feltro aveva sempre avuto bisogno di un qualcosa da ascoltare.
Adesso con quei due schermi neri c’era poco dialogo.
Quando erano accesi, nessuno comunque li guardava.
Quando erano spenti, riflettevano di luce opaca la sala inutile del bar.

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Anche nel negozio di alimentari erano appesi due scudi grandi, pesanti.
Erano i poster di due antichi feticci, le donne più belle e le etichette degli alcolici.
Tutta roba che molto tempo prima aveva dato colore alla pelle ormai spenta sotto il cappello di feltro.
La moglie del bottegaio tagliava pancetta e lardo e parlava di ceci e castagne biologiche.
L’uomo dal cappello pensò a suo marito, a quelle notti a piedi verso il colle, e pensò che in fondo tutto si riduce a una questione di fortuna.

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Restava il gabbiotto del benzinaio, che d’altra parte era diventato inutile fin dai tempi del distributore automatico.
Il vecchio gestore lo custodiva ancora, non fosse altro che per la prospettiva di sguardo che da quel vetro si posava sulla valle.
Lo avevano costruito su uno sperone di roccia, il punto di partenza di un’antica teleferica.
L’uomo dal cappello di feltro continuava a tenerlo aperto dalle 8 a mezzogiorno, perché in fondo gli piaceva l’odore, o forse per raccontare agli sciatori di passaggio i grandi aneddoti dei suoi anni brigatisti.
Per dare un senso alla faccenda, da qualche tempo aveva iniziato a tenere anche i biglietti del gratta e vinci.
“Solo biglietti perdenti”, diceva un foglio scritto a pennarello, rivolto verso l’altro lato del vetro.
L’uomo dal cappello di feltro in fondo non ci credeva, e pensava che in quel gabbiotto di vetro, un giorno, qualcuno avrebbe vinto davvero.

How can a man stand such times – and live?

06 Jan

Kaki Viola

Non c’è logica nell’ordine del mondo,
e l’anziana signora rimane a contare gli scoiattoli in transito sul cavo del telefono
a osservare il filo del loro camminare sul filo
a cercare metafore dentro di sé.

Riesce ad annullare il pensiero
a rimanere in silenzio intere giornate
a star zitta nel mistero del buio.

E’ una strategia di letargo perfezionata nei secoli per sopravvivere ai dubbi,prima ancora che al freddo.
Gli uomini del tempo le passano accanto, sorridono, si divertono.
Ogni giorno affaccendati si muovono verso di lei.

Lei rimane immobile, zitta, ad aspettarli.
“Tocca sempre a me strappare i mesi dal calendario”, è la sua recriminazione.
E’ il lavoro più duro, e tocca sempre a lei.
Ma i mesi di giorni neri e rossi se ne vanno senza clamore, nella discarica dei momenti consumati.

Quando tutti insieme busseranno alla porta dell’anziana signora,
allora
forse
parlerà.

Diary of a Baltic Man

Real Eyes. Real Lies. Realize.


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