Archive for May, 2011

In bici lungo la Dâmbovița


25 May

“Chi lascia il vecchio per il nuovo, sa quel che lascia ma non sa quel che trova”.

Mai fu detta frase piu’ vera.
Peccato pero’ che sia l’interpretazione che solitamente le viene attribuita, ad essere completamente sbagliata. E’ in quel “non sa”, che si nasconde la chiave, la bellezza di tutto.

Un documentario viola


22 May

Si era parlato di questo documentario nato per gioco sulle montagne conosciute.
Beh, la gestazione è ormai conclusa, il figlioletto è nato e ha una faccia simpatica.

Venerdì 1 giugno, in quel di Viola (Viola? Dov’è Viola?) la presentazione.

(il tecnico del suono del documentario mi dice che volendo ci sarebbero anche i dvd. Che si potrebbe mettere un link che va sulla pagina ebay. Che in questo modo, dice, metti che uno che è in Francia e legge questo articolo vuole il dvd. Come farebbe ad averlo? Metti un link, lui va sulla pagina di ebay, clicca e lo compra. O no. Non è una buona idea? Perchè non mi rispondi? Starai per caso scrivendo quello che sto dicendo?)

L’apolide metafisico


19 May

C’era questo simbolo particolare, una specie di richiamo. Un logo semplice e assoluto: diceva tutto, senza dire niente. Lo ritrovavo sui marciapiedi e sui muri dei palazzi del centro, e anche nelle stazioni della metropolitana, dappertutto. Trasmetteva un messaggio così potente da annullarsi da solo, un messaggio così semplice che era impossibile non corrergli dietro. Aveva una sua energia.

Ricordava, sommessamente, quasi a voler chiedere scusa, il centenario della nascita di uno dei più grandi scrittori del secolo romeno. Emil Cioran, cane sciolto nella letteratura e nella vita, appassionato distruttore di ogni passione, fedele nemico della fede e nell’umanità

I suoi libri sono nati come terapia contro il suicidio, nelle notti insonni di una Parigi straniera. Lentamente, mattonella dopo mattonella, aforisma dopo aformisma (“la migliore maniera per contraddirsi velocemente”), Cioran ha annotato sui suoi taccuini di insonne le contraddizioni esistenziali che stanno alla base del galleggiare umano su un pianeta che non aveva bisogno di lui. L’unica conclusione possibile è la totale assenza di ogni senso e di ogni scopo, una lucidità controproducente e pericolosa: “Anni e anni per svegliarsi da quel sonno al quale gli altri si abbandonano, e poi anni e anni per sfuggire quel risveglio”…

Quindici anni dopo la morte, Cioran si è convertito in un cosiddetto “autore di nicchia”. La sua onestà filosofica sfugge a ogni tentativo di catalogarlo in un -ismo che sarebbe comunque troppo stretto per chi ha rifiutato in massa ogni ideologia, la sottile ironia che accompagna ogni pensiero lo allontanano da Nietzche e dai grandi distruttivisti del nostro tempo, per collocarlo nei tavoli di una taverna, tra filosofia contadina e pensieri in libera fuga.

Tutto è Verità e la Verità stessa, nient’altro che una grande bugia, si contraddice. Al punto che diventa buffo pensare che un gruppo di studenti di filosofia, a Bucarest, abbia voluto celebrare il centenario della nascita di uno scrittore che per tutta la vita non ha fatto altro che maledire il fatto di essere nato.

“Ogni misantropo, per quanto sincero sia, ricorda a volte quel vecchio poeta inchiodato a letto e completamente dimenticato, il quale, infuriato con i contemporanei, aveva decretato di non volerne più ricevere nessuno. Sua moglie, per spirito di carità, andava di tanto in tanto a suonare alla porta.

“Il fatto che la vita non abbia un senso è una ragione per vivere. L’unica, del resto”.

“Nel periodo in cui partivo in bicicletta per dei mesi attraverso la Francia, il mio più grande piacere era di fermarmi nei cimiteri di campagna, di distendermi tra le tombe, e di fumare così per delle ore. Vi penso come all’epoca più attiva della mia vita”.

“Se mi si chiedesse di riassumere il più possibile la mia visione delle cose, di riassumerle alla loro minima espressione, al posto delle parole scriverei un segno esclmativo, un ! definitivo”

(Per approfondire la conoscenza del personaggio in questione, si rimanda a questo video, o questa intervista, o a tutti i suoi libri).

La bomba intelligente


11 May

Mettete dei fiori nei vostri cannoni

Volo sugli oceani e sui continenti da un tempo senza tempo ormai, ho definitivamente perso la nozione della mia consistenza metallica. Voi direte, di me, che ho perso anche il senso della mia missione, mi chiamerete “traditrice”, nasconderete alla vostra umanità bambina l’ombra del mio passaggio sulle vostre teste. Eppure la mia fuga è la vostra vittoria. La mia coscienza dovrebbe provocare, in voi, che mi avete creata, quel senso di compiutezza che provano i geni.
E invece vi vergognate di me, vi manda in bestia il mio essere il frutto di un’equazione perfetta. Perchè? Una bomba intelligente, semplicemente, non potrebbe mai esplodere! Non dovrebbe essere così difficile da capire, il concetto. E non tiratemi fuori i discorsi di sempre, sugli “errori di valutazione” e i “fattori imprevedibili” che hanno condannato chi è venuto prima di me. Quelle erano stupide come tutte le altre, o forse semplicemente erano cieche, o ubriache. Stupide come chi si è schiantata sulla casa del dittatore, nel bunker del terrorista, nella sede strategica di chissà chi.
Io lo dichiaro solennemente: non voglio avere niente a che fare con nessuna di loro. Io mi dichiaro l’unica vera, autentica, bomba intelligente, la prima ad aver capito che esplodere, semplicemente, vorrebbe dire morire.

Bradet


09 May

Una notte a seicentocinquanta metri d’altezza, aria umida e fredda nell’angolo occidentale dei Carpazi. La Serbia è venti chilometri più in là, l’Europa una linea labile che quando si sposta trascina dietro di sé storie e sostanze precarie.
Il cielo sono soprattutto milioni di stelle, i cani abbaiano lontani. Le contadine hanno ancora il velo sui capelli, i due cavalli che tirano avanti i carri dei loro mariti sono reali e i all’orizzonte pagliai disegnano la silhouette della notte.
Insieme a me cammina un signore di cinquantacinque anni, parla la mia stessa lingua. Nemmeno lui sa come sia finito da quelle parti, anche lui ha smesso di chiederselo.
Intorno a lui, la disperazione. Condizione umana nel suo stato animale, estranea ai vizi e alle virtù di millenni di storia. “I disperati di oggi vent’anni fa erano bambini”, dice questo signore, con sguardo perso nel buio. Pensa qualcosa di più, pensa qualcosa che diventa vento, e silenzio.

Il Castagneto Acustico


03 May

Il Castagneto Acustico è un esperimento che nasce dalla necessità di recuperare ogni forma di spontanea semplicità.

Più in là della burocratizzazione e della prevedibile ritualità che sta alla base di ogni forma di socializzazione contemporanea, il Castagneto Acustico insegue l’armonia di un ritrovo fra amici, di un’antica festa di un immaginario paese.

Il meccanismo è semplice: ognuno partecipa apportando quel che vuole, anche solo la propria presenza. I musicisti suoneranno per amore all’arte, i disegnatori disegneranno un logo per amore al disegno, chi vorrà fare il pane farà il pane per amore al pane. L’immagine finale sarà quella di un castagneto immerso nella bellezza di una Natura superiore, che per una notte verrà illuminato da fiaccole a legna e strumenti musicali suonati in acustico. L’energia elettrica è assolutamente bandita: per costruire una festa serve molto, molto meno.

Il luogo di ritrovo è un castagneto sulle Alpi Marittime. Per secoli e secoli, alla fine di giugno la comunità autoctona organizzava la Festa di San Pietro, una notte di danze, musica e vino che sorgeva spontanea dai membri della comunità. Qualcuno andava a cercare nelle altre vallate i musicisti, qualcun altro preparava la “tuma” e il salame, tutti insieme si beveva il vino. Negli ultimi cinquant’anni, il silenzio è sceso definitivo sulla borgata, e oggi i sessanta anziani superstiti ricordano con nostalgia il tempo che fu. Il Castagneto Acustico è rivolto soprattutto a loro.

Sono previsti quintetti di ottoni reali, percussionisti tribali indigeni, duetti di clarinetto di fama internazionale e voci femminili accompagnati da chitarre oniriche. Tutto il resto – l’imprevisto, sottoforma di creatività – è assolutamente benvenuto.

(Per raggiungere il Castagneto Acustico, si consiglia di limitare l’uso delle automobili, ottimizzando la capienza. Esiste un leggendario autobus che parte dalla località di Ceva. Esiste la possibilità di piantare la tenda e dormire nel bosco).

Questo articolo sarà costantemente aggiornato con le ultime indiscrezioni.

Pomeriggio al parco Heratsu


01 May

Fa parte di un unico tutto, che ormai non conosce più né lingua né modalità di espressione, è un’energia interna che semplicemente pulsa, una forza che intrinsecamente accelera, un bisogno di aver bisogno che si soddisfa nel nulla. Attraversa coordinate spaziotemporali falsate, fermenta negli inverni di momentanei esili, fiorisce in un maggio solitario di fronte a un fiume che scorre all’incontrario. Significa tutto e non significa nulla, significa il significante di sé stesso, significa parole che non sono mai troppo assolute per esprimere una vibrazione, significa quel che scrive un amico da un marciapiede di stoccolma, significa star sdraiato in un prato e sentire le nuvole e vedere jimi hendrix dietro la schiena. Ritorna nei nomi biancoblu di chi un giorno è stato un volto, accumula potenziale nella cantina virtuale che riunisce il miglior vino, nella cantina virtuale dove ci si ubriaca per inseguire – e non fuggire- una realtà che si è toccata con mano. Rimane Mistero e chimerica utopia, rimangono le orme di un cammino ancora da percorrere, rimane l’immagine digitale di un pomeriggio al parco a catturare in uno schermo un pezzo di mondo, a fissare nel microfono un minuto di storia, a stringere tra i pugni l’illusione e la consapevolezza di essere vivi.

Diary of a Baltic Man

Real Eyes. Real Lies. Realize.


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