Archive for the ‘Viaggi Mentali’ Category

I cinesi sulla Luna


04 Gen

I cinesi sono arrivati sulla Luna
risalendo una scala di plastica raggiungeranno anche il Sole
e da lassù vedranno un mondo
vedranno un mondo in cui ancora si muore.

Nel frattempo
qui d’inverno si rimaneva sotto le coperte.
E le coperte pesavano a fumo, a stanza chiusa ed a gelo.

La gente di qui girava sigarette con foglie di noce per aver qualcosa da fare.
“Guarda qui. C’è il segno di mille zolfanelli rimasto qui, scavato nel legno”.

E respiravano fumo, stanza chiusa e gelo.
Respiravano l’inverno delle cose vere.

I flussi dell’aria, la trasformazione del caldo che si spegne.
Sentivano freddo, vedevano pace e tridimensionalità che prima non c’erano.
La luce della Luna, senza i cinesi addosso, che riflette il bianco della prima neve.

Gli uomini e le donne che abitavano qui vedevano le cose da una prospettiva diversa
in ogni metro un messaggio,
in ogni segno una scia.
Tutto era linguaggio e veniva da lontano,
veniva dal volo degli uccelli, ed era ‘Presagio di cosa futura’.

Così gli uomini e le donne che abitavano qua uscivano di casa e potevano respirare.
Gli spazi aperti. La dimensione del nulla.
Nessun segno umano sul territorio,
nessun cinese ad infestare la Luna.

Un unico segno umano sul territorio:
è un sentiero, una strada.
Non mi serve nient’altro.
Voglio tutto quel che c’è.

 

 

Lapicero negro


10 Dic

Scau

El viejo lapicero.
Donde habías estado en todo este tiempo,
donde te perdí?

Han pasado cosas mientras tanto.
Cayeron puentes.
Y se fueron las ojas.

Las palabras que tenían adentro tal vez se quedaron allá, del otro lado
ya no tan cercanas como para sentirlas
ya no tan pesadas para cargarlas.

Lapicero viejo
amarillo y negro
escondido en esta cuaderneta escueta
– gorda silueta –
llevame allá de donde venimos
lugar de sueño y espacio,
de tiempo recibido, extraño
llevame de la mano,
tu, mancha negra,
engaño.

Esorcismo dei più


08 Mar

Stalagmis

“Siamo materia afferrata alla vita”,
dice il vecchio pittore mentre nasconde i suoi quadri più belli
e siamo polvere vuota di stelle,
mancanza in accelerazione.
Siamo il desiderio dell’autodistruzione
siamo il cattivo e siamo un bel sogno
siamo un gran grido di disperato bisogno
siamo compassione della specie,
bellezza che non piace,
siamo un errore che si muove veloce.

E siamo sole che non scalda,
pioggia che non scende,
vento di triste incanto
e suono,
siamo musica e canto.

Mar ciapiede


26 Ago

Come in un racconto di camicie bianche, forme e volti che si muovono intorno a un ostacolo, e una notte senza fiume e acqua salata che torna dal mare,
come biciclette nere che volano leggere, riposando sull’aria tutto il peso che si portano dalla terra,
come camini accesi senza fuoco senza ossigeno senza parete, come camini senza case intorno costruite,
come una realtà che si muove rapida che rimane immobile che propone inganni e che si dice cattiva,
come i canti senza canto de todos los abuelos del mundo
che anche questa notte andranno a dormire senza attendere che se ne vada la paura
come i raggi di luce che nel nord cadono sulla terra esattamente come a sud,
pero sin que nadie les entregue canciones.

Di fronte all’Hotel Neringa,
in attesa,
una signora dalle rughe nere mi chiede se sono Jurgas.

Betacam


27 Ago

Porto di Savona

Strane meccaniche assurde.
Accadevano nel tempo in cui sulla terra c’erano ancora le rane, e gli uomini si nascondevano dentro gusci di plexiglass.

Sotto la carezza della rugiada si annusavano i maschi e le femmine, si annusavano e si scoprivano così diversamente simili nei loro gusci d’antipodi.
Bagnavano la lingua nel tè, s’inumidivano le labbra secche attraverso sorgenti sotterranee.

Come neonati si toccavano, si studiavano, riconoscevano nell’odore dell’altro le stesse stigmate dello stesso spettro introspettivo, e si chiudevano il naso e si tappavano gli occhi per non vedersi percorrere la giusta via.

Ancora esistevano spettri d’irrazionalità in quelle epoche confuse, e nessun circuito e nessuna meccanica sapeva opporsi al disordine apparente.

Gli uomini e le donne, sdraiati sull’erba, si fondevano in un destino non ancora scritto e lo facevano arbitrariamente. Uno con l’inchiostro e l’altra col papiro, componevano poemi a quattro mani dove il filo logico inevitabilmente si spezzava là dove la poesia si trasformava in prosa.

Morivano e nascevano sempre e solo e comunque nel nome di questo dio inclemente.

Erano i tempi delle rane, e gli uomini e le donne molto spesso si nascondevano dalla rugiada e da loro stessi, sotto gusci asfittici di plexiglass.

Emak Bakia


10 Mar

.

Tu che sai come si fa
portami via
senza aspettare che le onde abbiano cancellato ogni traccia
prima che il vento si sia ripreso la sua scia
prendimi
inseguimi
accarezzami
mostrami il fondo della tua verità.

. .

Perché tu che sai cosa si sente
raccontami
cosa vedi quando guardi dietro di me.
Parlami di quei mostri eterni che appaiono nel riflesso delle tue pupille
mentre aspetti che io ti raggiunga
in quel tuo costante essere dieci passi più in là.

. . .

E tu che sai cosa vuol dire
spiegami
perché dovrei smettere di camminare sulla sabbia
rinunciare davvero a giocare con l’aria
per sfuggire a quei mostri che son parte di me.

. . . .

Nur sieben mal schlafen


25 Gen

Una stazione di servizio unta e scura, persa nella periferia metropolitana di Kaolack.
La processione dei taxi, umanità di varie forme e colore. L’Africa si muove su peugeot di primi anni 80.
I suoni, i rumori, annegano nel traffico.
Sulla destra, a sessanta centimetri dal mio braccio, un carro a cavalli supera sulla destra tutti gli altri.

Una stazione di servizio unta e scura, un luogo tra mille, nella tangenziale di Kaolack
Nomi senza un riferimento precedente, storie che scorrono su parallele altre.
Un ragazzo armeggia con il suo scooter, laggiù in fondo, vicino al buio.
L’improvvisa sensazione di essere lui.

L’improvvisa sensazione di essere lui.
Come se per davvero, in un altro momento di questo preciso luogo,
io stia veramente sperimentando la sua precisa esperienza.
Immerso nella profondità ignota di ogni suo pensiero.
Circondato da un futuro, un presente e un passato diverso.

Una stazione di servizio unta e scura, che scorre lentamente nel finestrino di Kaolack.
Dostoevskij e l’ipod spento accartocciati sulle ginocchia.
E tutto l’immaginario di tristi periferie
tra cinema dell’orrore
e bassa pornografia
che genera e produce certi pezzi di noi.

L’alienazione


20 Lug

per quanto strano possa sembrare
è uno stato d’animo che tende verso l’alto
tende verso l’ascetismo
non si coordina con un “più” né con un “meno”.

L’alienazione
(uno stato alienato di esistenza)
illumina di colori oppiacei le cose.

Allontanando ogni dettaglio, contribuisce ad avvicinare il tutto.

L’alienazione


01 Giu

L’alienazione

Per quanto strano possa sembrare

È uno stato d’animo che tende verso l’alto

Tende verso l’ascetismo

Non si coordina con un “più” né con un “meno”

L’alienazione (uno stato alienato di esistenza)

Illumina di colori oppiacei le cose

Allontanando ogni dettaglio, contribuisce ad avvicinare il tutto.

Betelgeuse


07 Mar

Il meccanismo è semplice
ogni disegno, seguito da un altro disegno, provoca un movimento.
Le differenze sono impercettibili,
si direbbe quasi che ogni immagine sia identica a quella precedente.

Eppure Ranjeetha l’altra mattina ha sbagliato qualcosa
e allora da quel punto in poi, è stato tutto da rifare.

Orione questa sera è coperto, o forse è già svanito dietro l’orizzonte.
E Betelgeuse è una stella anziana, tra diecimila anni si spegnerà.
Lo capisci dal colore rosso, che per uno scherzo del destino diventa sempre più intenso.
Nonostante le differenze siano quasi impercettibili,
e ogni inverno appaia uguale a quello precedente.

Se tutto questo fosse un disegno,
rimarrebbe un filo rosso impigliato sull’asfalto.
Porteremmo alla luce la traccia invisibile di ogni movimento,
i nodi che si formano ogni volta che un pezzo di vita accade.

Eppure Ranjeeta l’altra mattina ha sbagliato qualcosa
e tornandoci sopra, il disegno non era più lo stesso.

I fili rossi, accumulandosi, stravolgono l’immagine
e anche i nodi, uno dopo l’altro, formano un pavimento.
E’ cambiato il colore dell’asfalto, è cambiata la dominante
e Betelgeuse è una stella anziana, e tra diecimila anni si spegnerà.

[disegno di Lara S].

Diary of a Baltic Man

Real Eyes. Real Lies. Realize.


Ricerca personalizzata