Archive for the “Viaggi Mentali” Category
Posted by Baltic Man in Italia, Love, Viaggi, Viaggi Mentali, tags: arcaico, assurdità, contro, matrimonio, razzismo, ridicolo, stranieri
In quest’italia che lentamente si cuce intorno al mio ritorno, noto un’incredibile resistenza di contraddizioni di fondo, soprattutto in quest’epoca di sbandierata austerità (austerità all’italiana. Si rinuncia alle Maldive per pagare 40 euro al giorno una sdraio in Liguria. Ma va beh).
Parlo dei matrimoni, e non parlo solo dei matrimoni. Voglio dire: un po’ per moda un po’ per noia, un po’ perchè l’Italia è uscita dal mondiale, la gente continua a sposarsi (e solo questo, di per sé, pare incredibile. Continua ad essere ritenuta “cool” un’istituzione arcaica già negli anni sessanta). Però, soprattutto, continua a sposarsi tra pranzi fastuosi e liste nuziali ridicole, tra fedine e bouquet e stappabottiglie elettrici, spostandosi poi su mezzi improbabili al limite del trash noleggiati in rent a car costosissimi come massima aspirazione nel “giorno più bello” (tié!), manicures e riti di celebrazioni tra il funebre ed il grottesco ad memoriam di libertà mai godute nemmeno da lontano. Riti tribali antropologicamente interessanti; di fronte a cotanta alienazione cerimoniosa, uno si sente un po’ come Lévi-Strauss nascosto dietro il cespuglio, con il binocolo in mano ad osservare l’incomprensibile.
Ed allora vorrei fornire una possibile proposta di uso alternativo, a questo matrimonio così difficile da lasciare nel secondo millennio.
Esistono istituzioni profondamente insultanti nei confronti dell’intelligenza umana: il matrimonio, per l’appunto, ed il sistema di pezzi di carta e timbri che regolano le nostre frontiere. Il primo, continuando a fondarsi su un’irregolarità di fondo (”ti amerò per sempre”, come se un concetto tanto gassoso ed indefinibile come l’amare possa essere investito sul lungo periodo), allontana l’essere dotato di una coscienza autodeterminante dalla possibilità di unirsi con un suo simile, e di aggiornare costantemente lo stato della loro unione alla situazione contestuale dei tempi, del mondo, delle cose. Si potrebbe dire (ed effettivamente lo dicono quei signori vestiti di bianco, di rosso o di nero) che un discorso del genere mini la stabilità della famiglia, ed è a quel punto è giusto rispondere con statistiche precise – o con qualche scandalo recente che così bene non fa, a chi predica di famiglia e valori.
E poi, ci sono quegli altri pezzi di carta. Visti, permessi di soggiorno, catene leggere dell’epoca contemporanea. Riflettiamo: un rotolo di carta igienica può volare liberamente sopra i continenti, ed un essere umano non può farlo. Un turista pedosessuale europeo può viaggiare ogni mese a Cartagena de Indias per soddisfare le sue voglie, mentre Luz, studentessa d’arte in un’accademica colombiana, non può entrare in Italia per ammirare ciò che agli italiani nemmeno più interessa. Sembra giusto?
Ebbene, c’è una via d’uscita. Come ogni assurdità umana, anche il sistema di pezzi di carta si tradisce da solo: uno annulla l’altro. Potrebbe apparire incredibile, ma un pezzo di carta inutile (matrimonio) annulla un altro pezzo di carta (cittadinanza), oltretutto più potente di quello che in realtà servirebbe (visto). Chiedere a Cuba per credere. E dialogando con quelle numerose coppie miste transeuropee che popolano il mio facebook, scopro che molti, stanchi di illimitate code e marche da bollo, effettivamente, già hanno messo in pratica il teorema.
E vissero tutti felici e contenti.
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Nastas'ya Filippovna dice:
este mundo
este tiempo
que sin duda no es aun postmodernidad
es hipermodernidad...
quiere llevar lamodernidad a su extremo
y es la epoca q estamos viviendo
la modernidad quiere agotarse
hasta acabar con lo que mas pueda
el medio ambiente
la gente
lo puro!
lo virgen!
y ya casi está listo este trabajo..
KKinsk dice:
si, el golpe de cola final
Nastas’ya Filippovna dice:
y lo peor
es que está acabando con el romanticismo
con los ultimos romanticos
fuertes de mente
que exigen una revolucion mental..
que se apasionan
con este mundo
porq han de tener la capacidad de entenderlo
y para volver al tema
cuando..
o mejor..
a veces..
siento que acaba con el amor.
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…ma ti racconto questa: ieri ho presentato un ducumentario sull’immigrazione alla questura di XXX, presenti questore, prefetto, sindaci, rotary club, autorità ecc. e ho detto cose veramente sconcertanti (per loro). Ho detto che il problema sta tutto nel luogo comune imperante e per cui bisogna rispettare tutte le culture. Ho detto che bisogna fare proprio il contrario: le culture non vanno rispettate ma anzi vanno tutte, a partire ciascuno dalla propria, ammesso che ne possiedamo una (e che siamo da questa posseduti) – cosa che io metto comunque in discussione – le culture, dicevo, vanno tutte criticate, migliorate, superate e, perchè no?, abbattute. Libertà, secondo me, è libertà dalla cultura, se no da cos’altro?. ecc. insomme le cose che mi hai già sentito dire tante volte (ho pronunciato la parola libertà venti volte in tutte le salse). Morale. mi sono divertito assai e alla fine erano tutti abbastanza basiti. Te lo racconto perchè so che immaginarti la faccia delle autorità mentre sparavo a zero sull’identità ti mette di buon umore.
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Ci si cerca. Ci si incontra. Non ci si incontra. Si insegue la traccia dei propri piedi ripercorrendo la sabbia al contrario, fino al mare, per lo meno. Più in là, inutile proseguire, ed è allora che si ritorna sui propri passi ed un’altra volta l’acqua ha cancellato tutto, ha riportato le cose al suo stato iniziale. Terribile metafora di un inutile passaggio umano su questa terra che trema e si muove, che un giorno ci scrollerà di dosso tutti, noi e le nostre inutili immondizie. Si cerca la scia di chi ha calpestato la sabbia prima di noi, altri piedi per sentirsi meno soli, e quel che si ottiene è altra acqua, nient’altro che acqua, il mare. Un po’ più in là sono visibili tracce di piedi, uno sull’altro si eliminano e si sovrastano, che alla fine non è più possibile distinguere le singole individualità e viene voglia di invocare un’onda un po’ più lunga, che annulli e appiattisca. Ci si cerca, nelle parole degli altri, nell’inganno di chi per un momento ha creduto di essere veramente libero, senza sapere bene com’è andata a finire la storia. Ci si incontra, non ci si incontra, e comunque tutto finisce quando arriva l’onda.
Nota per chi non legge questo testo chattando. L’immagine qui sopra non è solamente un’immagine, sono 90 anni di vita spesa ad osservare. Per chi ne volesse sapere di più, Hokusai.
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No conocía esta sensación de estar vestida pero sin ropa interior, con pollera pero sin bombacha. La vive como lo que es: una forma diferente de desnudez; más intensa, en cierto modo, que la única desnudez que conoce, que es la de bañarse en su casa.
Martín Kohan, Ciencias Morales
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Il movimento è una questione impossibile, infatti, prima di arrivare a B dovremo attraversare il punto intermedio C, eppure prima di arrivare a C, dovremo attraversare il punto interedio D, però, prima di arrivare a D…..
Dal Primo Paradosso di Zenone
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L’essere umano ritrova sé stesso quando le candele finiranno presto, e resta un intero capitolo da leggere. Quando per lavare i pomodori deve prima rubare un secchio d’acqua al fiume, e la guerra contro gli insetti si gioca in termini d’arguzia, non di forza. Ritrova sé stesso nel canto dei grilli, o nel rumore di un motore che rompe il silenzio, ritrova sé stesso nei piedi sporchi e nelle mattine pulite, nel fuoco e nell’acqua nella sabbia e nel vento. L’essere umano ritrova sé stesso nei libri riletti e nei poemi scritti sui registri della mente, nell’incontro con la solitudine ed i suoi mille monologhi, osservando il cielo della Pampa ritrova la stessa luna di Langa. Ritrova sé stesso nel momento in cui si accorge di aver perso da tempo le chiavi di casa. Ma soprattutto l’essere umano ritrova sé stesso nel momento in cui inizia a cercare qualcosa da trovare.
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Una musica diversa. Un suono diverso, suono di montagna. Aria diversa, diverso il sole, tremila metri di metropoli sparsi tra i vulcani. Un giornalista impazzito, un leader indigeno, un politicante in giacca e cravatta ad indagare tra le sabbie mobili della diplomazia. Un paese che si spegne due ore al giorno, un desayuno continental como remedio contra la muerte, un bus troppo pieno per un teatro troppo vuoto. Inseguridad, calentamiento global, los muertos y los sicarios e giornali latinoamericani tutti uguali. Il silenzio, la retorica, la puzza di muffa, e giornali latinoeuropei tutti uguali. Il taxista che ti racconta la gran verità, “non importa la crisi economica, il gran problema è che nei mondiali 2010 noi non ci saremo”. Le minoranze politiche, le minoranze etniche, le minoranze legali, le minoranze mentali. Un pezzo di anima da ritrovare negli internet cafè, sottoforma di parole virtuali, sussurrate in un documento word. La valigia piena di pezzi di carta da mostrare al guardiano della Gran Eternità, Sua Maestà io ho provato a vivere, ecco le prove. La sensazione di una mano calda nella mia mano fredda, come quando ti amputano una gamba e continui a percepirne la presenza ed il dolore. Il dolore, il più grande tra i sentimenti umani. Quel gran pittore ecuadoriano che riposa nel suo mausoleo lassù sulla collina, tra i veri colori del suo falso mondo migliore. Il tutto ed il contrario di tutto, e la consolazione di chi non ha niente, che poi la consolazione non esiste, non è nient’altro che egoismo taroccato.
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