Archive for the “Venezuela” Category

Lo schermo li racchiude finalmente tutti nello spazio di pochi centimetri. Lì, nel multiplo incrocio del faccia a faccia, troneggiano i Signori della Non Guerra che fanno bestemmiare e incuriosire la massa di tre popolazioni e forse più. Intorno a loro tutti gli altri, gli amici degli amici dei nemici, che applaudono e sogghignano a quest’uno o a quell’altro.

L’immagine del politico inteso come “tradizionale” è offuscata dalla serie di patemi in stile-sudamerica e da ironie seminate qua e là come se si trattasse di una ciarla tra amici, l’inganno comunque non funziona perché il fiume di parole scorre fino ai lidi di altri politicanti, 4000 o 8000 km piu in là.

Si parla di guerriglia, dunque. Problemi grossi, invasioni di confini e documenti segreti in chissà quale microchip. E si decide di risolvere il problema scegliendo di non risolverlo: ogni Presidente, non appena investito del Dono della Parola, si lancia in uno snocciolamento prodigioso dei risultati conseguiti negli ultimi X anni dall’Y paese, ed è a quel punto che il piccolo schermo deve risvegliare il livello di panico collegandosi in diretta con la Guajira. Proprio da quelle parti negli ultimi minuti pare che un’imprudente e stressato camionista venezuelano abbia portato il mondo sull’orlo del disastro decidendo di non fermarsi allo stop, invadendo a suo modo il suolo colombiano. Seguono resoconto della conseguente minisparatoria, il racconto shoccante di una sopravvissuta, la rassicurazione “per fortuna niente vittime” ed il faccione del Guido Bertolaso colombiano che invita alla calma e al buonsenso.

chavez.jpgEd è a quel punto che ti appare Lui. Tronfio, rossocravattato, riempie lo schermo e l’audience. E subito si lancia nel racconto cronologico di questa tremenda crisi, raccontando aneddoti inediti che lo vedono protagonista e benefattore. Fino alla tremenda rivelazione: questa faccenda non ha soluzioni finchè gli Stati Uniti ed i loro presidenti esistono. L’appassionato ascoltatore a quel punto ha un sussulto, ma non è che il preludio al colpo finale: per sottolineare i buoni rapporti tra il Venezuela e il Nicaragua Chavez si lancia nel canto della nenia popolare nicaraguese più famosa. Lì, nel vertice di Santo Domingo, Hugo Chavez Frìas canta. Lo giuro.

Un qualcosa mi tocca il ginocchio. Controllo, è la mano del compare tedesco, Mateo. Mi guarda sogghignando, mi dice: “ehi, dovresti esserci abituato, non fa così anche Berlusconi?”

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Cartagena de las Indias, vera perla del Caribe colombiano grazie alla sua citta’ vecchia dai balconi fioriti, riversa il suo turbamento nella serata inoltrata, davanti ai bar.

Negli sguardi incollati alla televisione, nella salsa e nella cumbia che per un po’ abbassano il loro volume, negli “hijos de puta” urlati contro lo schermo si apprendono le ultime novita` di questo strano fantarisiko caribeño. Insulti da tavolino, riesumano sfondi calcistici, lanciate in ogni direzione, che partono verso il Venezuela o Quito o Bogotà, e invettive cariche di rabbia che all’unissono vengono lanciate verso la solita selva.

Per piu’ di uno il vicino Venezuela è luogo di lavoro, pendolarismo settimanale adesso in mano ai soliti capoccia di palazzo, la frontiera da oggi si stringe e gli autobus della mattina questa volta non partiranno. La direttrice che raggiunge Caracas si riempie di mezzi color verdastro, artiglierie varie che si accumulano lungo i confini colombiani qua come più a sud, zona Equador.

Il mezzobusto di turno di tanto in tanto interrompe la vuotezza di un pomeriggio caldo per riportare le ultime parole dei caudillos o dei gringos di turno, e puntualmente gli astanti si dividono sulle più varie interpretazioni della novità. Rimangono due, anzi tre popoli, interi e diametralmente simili tra loro, che combattono una quotidianità già troppo difficile e a Risiko proprio non ci vogliono giocare.

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