E allora solo un accenno alla città , a Å iauliai, centoequalchemila abitanti racchiusi in questa ripetizione di palazzoni tutti uguali e villette (e grazie a chi mi ha dato in sorte la villetta), vicina a una delle ultime basi NATO attive presenti da queste parti. Vicina anche a qualcos’altro di più importante, suggestivo e caratteristico: la Cross Hill, una collina sperduta in mezzo al niente che qualcuno ha iniziato a riempire di croci nel XIX secolo, per commemorare chi se n’è andato.
Arriverà la guerra, arriverà il sovietismo: le migliaia di croci di legno verranno più di una volta distrutte tutte, ma più di una volta, caparbie, torneranno a rifiorire, simboli sempre più politici oltre che religiosi, simboli delle piccole lotte continue che i lituani hanno portato avanti negli “anni di piombo”. 
Mi ha mostrato la sua collezione. Mi ha portato all’interno di una stanza che appare in tutto e per tutto a un museo. Mi ha spiegato che tutte le domeniche mattina va al Circolo Sovietico anche se non ho capito bene a fare cosa, e mi ha regalato un paio di Rubli e qualche medaglietta. La moglie mi fa l’occhiolino e mi fa capire che non le dispiace avere la televisione anche in cucina e poter andare in vacanza in Italia. Lui, lui preferirà sempre la domenica mattina, in mezzo a migliaia di Lenin ovunque.


…ecco l’unica foto che posso allegare, per “beneficio dell’eccezione”. Italiane stupende, per di più immigrate in Lituania. Isvikata Doriana and Ella! 

