Archive for the ‘Luoghi’ Category

To explain or to show?


18 Gen

Schermata 2017-01-19 alle 12.09.52* Night Island, Matteo E1kel Buratto

Nel bar antico del centro due schermi al plasma nero hanno sostituito gli antichi dipinti.
Erano quadri pesanti, di grafica fascista, ma dicevano qualcosa, e l’uomo con il cappello di feltro aveva sempre avuto bisogno di un qualcosa da ascoltare.
Adesso con quei due schermi neri c’era poco dialogo.
Quando erano accesi, nessuno comunque li guardava.
Quando erano spenti, riflettevano di luce opaca la sala inutile del bar.

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Anche nel negozio di alimentari erano appesi due scudi grandi, pesanti.
Erano i poster di due antichi feticci, le donne più belle e le etichette degli alcolici.
Tutta roba che molto tempo prima aveva dato colore alla pelle ormai spenta sotto il cappello di feltro.
La moglie del bottegaio tagliava pancetta e lardo e parlava di ceci e castagne biologiche.
L’uomo dal cappello pensò a suo marito, a quelle notti a piedi verso il colle, e pensò che in fondo tutto si riduce a una questione di fortuna.

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Restava il gabbiotto del benzinaio, che d’altra parte era diventato inutile fin dai tempi del distributore automatico.
Il vecchio gestore lo custodiva ancora, non fosse altro che per la prospettiva di sguardo che da quel vetro si posava sulla valle.
Lo avevano costruito su uno sperone di roccia, il punto di partenza di un’antica teleferica.
L’uomo dal cappello di feltro continuava a tenerlo aperto dalle 8 a mezzogiorno, perché in fondo gli piaceva l’odore, o forse per raccontare agli sciatori di passaggio i grandi aneddoti dei suoi anni brigatisti.
Per dare un senso alla faccenda, da qualche tempo aveva iniziato a tenere anche i biglietti del gratta e vinci.
“Solo biglietti perdenti”, diceva un foglio scritto a pennarello, rivolto verso l’altro lato del vetro.
L’uomo dal cappello di feltro in fondo non ci credeva, e pensava che in quel gabbiotto di vetro, un giorno, qualcuno avrebbe vinto davvero.

Embrice


22 Dic

Embrice

Piove.
Piove sempre in questo viaggio.
Piove da quando siamo partiti.
Arriveremo anche dove pioverà.

Cormac McCarthy


16 Nov

Highway to hell

Ascolta. Credi. Crepa. Fuggi. Lo sferragliare del treno. Breaking news on time sugli schermi lì fuori nelle stazioni. “Election day: in vantaggio Trump”. La mattina livida del mare di novembre. Giù la testa nella storia. “E che storia”,  dice l’uomo – il protagonista – al figlioletto. Che profumo ha la cenere bagnata? Il solito McCarthy, ma questa volta ha qualcosa di diverso. Il solito McCarthy,  meraviglia maledetta. Le pagine scorrono senza un motivo. Le parole e le azioni, che ancora una volta si sublimano in immagini. “Come un orfanello fermo di fronte alla stazione, in attesa di un autobus che non arriverà mai”. Ecco dunque come si immagina tutto, McCarthy. Un libro scritto in chiave futura, ma le tinte fosche sono quelle di un tempo che è una condanna. Fuori dal finestrino altri maxischermi. “Trump sarà il 45° presidente degli u.s.a.”. Le pagine si avviano verso la fine. Come può finire un libro del genere? Come è potuto iniziare tutto?
“E’ proprio così, figlioletto. Noi portiamo il fuoco”.

Under the same sun


12 Ott

Under The Same Sun

 

Al mattino poi tutto era diverso.
La vita ritornava a essere una questione da definire sulla soglia di casa.
Qualcuno prima degli altri imponeva la sua musica, e costringeva gli altri a difendere il proprio territorio dai watt degli stereo.
“Forse è solo voglia di cantare”, pensava lo straniero.
Un desiderio di iniziare la giornata gridando il proprio esserci, imprigionato in una materia che si manifestava sotto forma di pulsioni ritmiche e polvere.

Mar ciapiede


26 Ago

Come in un racconto di camicie bianche, forme e volti che si muovono intorno a un ostacolo, e una notte senza fiume e acqua salata che torna dal mare,
come biciclette nere che volano leggere, riposando sull’aria tutto il peso che si portano dalla terra,
come camini accesi senza fuoco senza ossigeno senza parete, come camini senza case intorno costruite,
come una realtà che si muove rapida che rimane immobile che propone inganni e che si dice cattiva,
come i canti senza canto de todos los abuelos del mundo
che anche questa notte andranno a dormire senza attendere che se ne vada la paura
come i raggi di luce che nel nord cadono sulla terra esattamente come a sud,
pero sin que nadie les entregue canciones.

Di fronte all’Hotel Neringa,
in attesa,
una signora dalle rughe nere mi chiede se sono Jurgas.

Canzone dei contrabbandieri della Val Varaita


29 Giu

Per noi c’è la notte
La foresta nera
La bianca frontiera.

Il confine ci nutrirà
Il confine ci consolerà
Il confine ci vestirà.

Ice. Eyes. [Lies].


24 Mag

Crash

Scendeva lentamente aggrappato al braccio di una ragazza
con la giacca gialla i pantaloni blu
scendeva lentamente, un passo dietro l’altro:
“izquierda, derecha”
“izquierda, derecha”,
diceva la ragazza.

e lui a passo incerto e disperato
nella distesa bianca
“la luz se fue, se me fué la luz”,
ripeteva
e la ragazza che gli diceva no te preocupes, pronto volverá
solo son los rayos del sol,
el sol y este desierto de nieve
uno spazio troppo vasto per contenere
tutti i suoi riflessi.

Le onde ultraviolette arrivano con un’inclinazione diversa a 3200 metri
ora lo sa l’uomo solo su un ghiacciaio
ora lo sa una ragazza sconosciuta, che gli tiene il fianco
e ora lo sa chi cammina là in basso
e si ferma
e osserva.

Wherever you are. [However you feel].


21 Dic

Loitoktok

Tutto un profumo e odore di fumo
E case di legno e latte e caffè
E occhi curiosi e asini stanchi
e abiti bianchi
cotti dal sole cotti dal fumo
e mosche e galline e ragnatele e candele
e una pentola nera tre pietre sul fuoco
un momento per poco
un momento per gioco.

E’ un messaggio per te la marcia perpetua degli animali
il fischio silenzioso che li spinge via dai campi di manioca
le grida delle moto lontane sull’altipiano
è un fischio per te il fischio nel thé.

Ancora una volta è il mondo a portarti nel mondo
come una presenza silenziosa,
un magnete che provoca il succedere delle cose.
Si accumulano sui taccuini parole che non saranno mai lette
parole mai dette
bruciate in un fuoco che riporterà l’essenziale.

Cuociono il latte con la cenere i popoli nell’altipiano
un liquido solido che ha la consistenza dello yogurt, ed è buono,
è viola.

E i pastori
i pastori sono gente decisa
hanno solo ventidue anni ma hanno già vissuto,
hanno vissuto davvero
e parlano poche parole davanti al fuoco,
poi ognuno continua per sé.

Questa sera e ieri mattina le strade hanno una direzione nuova
e da qualunque punto la si guardi,
tutto sembra un cammino antico,
un luogo di partenza.

In case I don’t die


04 Lug

In una vecchia scuola elementare occupata nella periferia di Torino
quaranta ragazzi sono messi insieme da un progetto in cui si parla d’Europa.
Dieci di loro sono greci.

In una vecchia scuola elementare occupata
dieci giovani greci parlano del referendum di domani,
raccontano cosa significhi sentirsi improvvisamente senza un suolo sotto i piedi,
immersi in un’economia bloccata a sessanta euro al giorno nella psicosi collettiva.

Raccontano della zia della madre, che ogni giorno telefona allarmata implorando per un SI.
Raccontano della compagnia telefonica straniera, che regalerà trenta giorni di chiamate gratis se si voterà per il SI.
Parlano di scontro generazionale, di un gruppo sociale che non è più disposto ad accettare i linguaggi del passato.
Due di loro vorrebbero ripartire prima del previsto, per arrivare in tempo a dire NO.

In una vecchia scuola elementare occupata
dieci giovani greci aspettano il risultato di un referendum.

In Case I Don't Die – A Greek whisper to Europe from Nicolas Androulakis on Vimeo.

Portando una vecchia stufa a Elva


09 Giu

Distesa d’asfalto.
Il carrello sobbalza, mosso dagli spazi discontinui del vento.
Lei mi parla di un qualcosa di strano, davvero non sa se ha voglia di amare.
Nella cittadina di provincia c’è un mercato, bancarelle e tappeti.
Nel frattempo lei racconta e la macchina avanza.
L’amore, a quanto pare, non è abbastanza.

 

Tra le gole del fondovalle.
Un magnifico ponte dipinge curve abbozzate sopra il regno dell’umido.
Non hai voglia di amare quando ti accorgi che c’è una quotidianità che sovrasta.
La stufa è parcheggiata, ben salda, a lato del ponte.
Noi parliamo seduti dall’altro lato, di fronte a una panetteria.
Forse il vero amore è quel che si accontenta.

 

Il motore arranca lungo stradine sospese.
Da qui partivano gli uomini per commerciare capelli, nei lunghi mesi d’inverno.
Il carretto strattona la macchina, la stufa resiste.
Siamo un’immagine emblematica di un qualcosa che ci sfugge.
Una rabbia d’amore a trazione anteriore.

Diary of a Baltic Man

Real Eyes. Real Lies. Realize.


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