Posts Tagged ‘Colombia’

Eldorado


07 Apr

Bogotà. Sunset

Como en un cuento de fin Ochocientos
Héroes y castillos
Gentes de mar y compromisos
Historias de honor entre despedidas de marineros
La tropa que se mueve hacia el desconocido más allá.

Quedan chaquetas verdes, companeros de viaje
Y tierra de Colombia en la espalda allí detrás.
Barro cocido con dos huecos que dejan filtrar la luz
Barro que es sonido y es silencio
“y miles de caras que miran al sol”.

Mashroom Farm Democratic
Join our trip anti-aesthetic
Visual ethnography, engaged methodology
To bring your stories twelve miles far away.

“Acumula y redime con tu tarjeta de socio”
Aplican términos y condiciones bajo el juego sucio
Quinta Esperanza se desvanece bajo el sol de las Paredes
Mientras muchachitas rojas se fotografean bajo el sueño de lo efímero
“y miles de brazos que miran al sol”
buscando captar nada más que un pálido reflecto.

Algo,
sin embargo,
recogeré.

Arena entre las teclas


13 Mag

Questa mattina la barra spaziatrice del mac è rimasta incollata al suo fondo.

Il salnitro, che giorno e notte invade l’aria di Salgar, si sta mangiando i meccanismi elettronici che danno accesso al mio mondo virtuale.

Tutto suggerisce una rapida fuga.

Molly Hatchet


25 Apr

Le storie si incontrano a volte per sbaglio.
“Qualcuno in tono energico e provocatorio, chiese se erano più importanti diecimila persone affamate o un’opera d’arte”.
Gli indigeni di Espìrito Santo “han sido amanzados en 1914”, dice la vecchia ultracentenaria, e lei si ricorda. Il signore seduto accanto a lei è il primo figlio di un uomo indigeno e una donna del paese. Ha ottanta cinque anni e annuisce convinto.

Come si è arrivati sotto questa tettoia?
La signora della biblioteca ha chiesto di non rivelarlo.
“E a quel punto l’interrogativo se fosse più importante un’opera d’arte o la miseria di diecimila affamati si trasformò nel seguente: se diecimila opere d’arte compensavano la miseria di un uomo solo”.

Le storie si incontrano a volte per sbaglio. Leggendone una, capita di scriverne un’altra.
Il rock è cambiato quando si è infarcito dei suoni del sud.
Polvere e deserto, la musica come una cavalcata selvaggia.
Tutto questo non avrà mai fine.

Venerdì Santo a Macondo


20 Apr

Gabriel Garcìa Màrquez muriò
el ùnico dìa en que no salìan los periòdicos.

La notizia che tutti i giornalisti aspettavano
è rimasta troncata a metà.

Y como dijo el Maese
la realidad le ganò a la màgia.

…Mockus, per esempio


13 Giu

Era più simpatico, più intelligente, più preparato, più onesto, con più latte e meno cacao di Santos, eppure ha perso le elezioni, in Colombia. Come è possibile? Questo è ciò che mi chiede chi ha seguito l’exploit del Partido Verde, sottoposta dal sottoscritto ad un bombardamento mediatico senza precedenti, alla luce dei risultati post-elettorali (si aggiunga poi, a onor del vero, che PeaceReporter è stato l’unico giornale italiano a seguire dall’inizio questa campagna elettorale post-Uribe).

Già, perchè? Perchè un candidato che parlava di “fondi pubblici, fondi sacri”, di rispetto per la vita e per l’ambiente, che ha rivoluzionato Bogotà attraverso le soli armi della pedagogia creativa sostituendo gli inutili vigili urbani con un esercito di clown, che ha risposto alle minacce di morte con un giubbotto antiproiettili dal buco sul cuore, che per nessun motivo risponde agli attacchi degli avversari, che restituisce allo Stato i rimborsi elettorali, che va in ufficio in bicicletta, che è pluri-laureato honoris causa per le sue ricerche in teoria ed azione, che è universalmente riconosciuto per la sua trasparenza, che combatte con ogni arma possibile la cultura della corruzione dilagante in Colombia, che è evidentemente l’uomo giusto (un accademico, lontano da ogni gioco di potere) per trasformare il suo Paese in ciò che dovrebbe essere, perchè un personaggio del genere perderà (domenica 20 giugno) il ballottaggio contro un politicante responsabile dell’assassinio gratuito di 2.200 civili???

Semplicemente, perchè questa è la Colombia. Un Paese corrotto, sostanzialmente ignorante, dominato da un odioso conservatorismo “di buona famiglia” e inetto, flagellato da cinquant’anni di massacri che hanno definitivamente cancellato (al contrario di ciò che accade in altre società latinoamericane contemporanee) ogni speranza di cambio sociale attraverso l’azione politica, inebetito da mezzi di comunicazione che ripetono all’unisono un messaggio già collaudato su scala mondiale: esiste un diavolo (le Farc), un amico del diavolo (Chàvez) e un solo possibile salvatore: Juan Manuel Santos, o qualsiasi individuo di sesso maschile e carnagione chiara e fede cattolica (non come Mockus, che è ateo!) che si dichiari disposto a continuare la linea dura di Uribe e bombardare…sé stessi.

Si sperava nel miracolo, ed in un certo senso, un miracolo è accaduto. 3.134.222 colombiani hanno votato per un partito che tre mesi prima non arrivava all’1% nei sondaggi, costringendo al ballottaggio un signore che aveva già in mano la Presidenza, per semplice investitura divina (dios es Uribe, Uribe es dios). Più in là di concetti obsoleti quali “destra” e “sinistra”, una nuova concezione del “fare politica” è entrata con eleganza nel panorama colombiano, valori etici e propositivi che non sarebbe nemmeno male esportare nel drammatico contesto italiota, oggi più che mai bisognoso di nuove proposte. 757.ooo individui (ad oggi) si sono impegnate in prima persona su new-media quali facebook – Mockus ha superato, in numero di fan, personaggi quali Nelson Mandela -, mostrando una volta di più il potenziale di mezzi di comunicazione che, se utilizzati correttamente, potranno aiutare intere società ad abbandonare l’era primitiva della televisione, e i berlusconismi che ne derivano. Ed è stato un professore, studioso e ricercatore, ex rettore, filosofo e matematico – insomma, non un comico né un ex-questurino – a sollevare un’onda verde di contagiosa utopia, che in epoche di preminobelperlapace guerrafondai, è scesa come una cascata di acqua fresca sulle lingue avide di speranza di chi l’ha vissuta.

Leon Bruno


10 Giu

Erano giorni sostanzialmente rock, nel senso che il significato ultimo delle cose consisteva nell’osservare con una certa fatalità intere vite – le nostre, quelle degli altri – scorrere verso la stessa galleria fatta di niente. Persino il sole era nero, annullato da una patina di inconsistenza, sulle nostre teste. Voci di personaggi morti da tempo gridavano il loro vaffanculo dietro le nostre orecchie, voci cariche di veleno verso quell’esercito di ignavi di cui abbondano le storie nascoste, voci di quegli unici eroi senza cavallo né spada che ancora oggi risplendono nel paradiso degli esseri inquieti.

Lontani dal quarantacinquesimo parallelo, lontani da una città che per motivi diversi avremmo anche potuto definire nostra. Apolidi di un territorio fatto di regole assurde definiti dai folli del piano di sopra, camminanti perpetui di una staticità a cui ci eravamo adattati con un certo livello di comfort. Avevamo entrambi i nostri patemi, miliardi di illusioni da inseguire, cumuli di errori dietro alle spalle e trecentocinquanta watt ad aggiungere vibrazioni al nostro  essere vivi. Eravamo esseri umani sostanzialmente brutti, e per questo ci piacevamo.

Ascoltavo le tue storie di quel giorno in ambasciata, a provare a spiegare ad un uomo in divisa che un figlio, per crescere, ha bisogno di un padre. Che non dovrebbero esistere frontiere né pezzi di carta né bolli e timbri, nella logica della natura umana. Pensavo che sarei diventato anch’io un cantante rock, se fossi nato dalla parte sbagliata del mondo. Per cercare in fondo alle corde vocali la legittima difesa da scagliare sul muso di chi offende con noncuranza ed ipocrisia. Per provare a dipingere una concreta linea nera sul fantasma trasparente della libertà.

Leon Bruno è voce grossa nel panorama musicale colombiano. Attiva da più di dieci anni, la band barranquillera ha suonato al fianco di importanti artisti nazionali ed internazionali. Il loro frontman, Moncho, è una delle ultime anime veramente pure che solcano i palcoscenici della nostra era puttana.

Leyendo a un viejo perro


14 Mag

“Tetas”, no esta mal para empezar un texto. Tiene fuerza, engancha y… y son tetas.

Entre pielrojas y brasas de tic-tac, sàbanas huérfanas de olor feminino y manchas de vida pegadas a la pared, bajo una brisa mentirosa y artificial, violenta en sus vueltas-segùn-el-sentido-de-las-agujas, imaginaciòn que se vuelve morbosidad y despuès crimen y despuès un cursor intermitente sobre pantalla blanca, orgullos y sonrisas en piensar en aquellos tiempos que, recuerdo de pecados y pecadores santos y paraisos, todo esto y nada de esto en una sensaciòn que fluye como un vortigo, como un recuerdo, como aquel dice que es el dolor todo lo que queda en la memoria.

Quedan las palabras, existen solo las palabras, hasta la musica a veces puede desaparecer, o màs bien cambiar de forma, dejar de ser matematica para volverse alfabeto. Y entonces fluyen, las noches y los delirios, las euforias de leer en alguna parte lo que ni siquiera ya tiene sentido pensar, segùn los pensamientos de estos tipos que van al cine los domingos a las 5. Fluyen los textos y las imagenes, se vuelven vino y emborrachan y son una delicia, hacen la noche tan reales como aquella vez en valparaìso.

El poeta es aquel que no duerme.

A un mese dalle elezioni


01 Mag

…crescono le possibilitá di Antanas Mockus. La Colombia inizia oggi un mese decisivo per i suoi prossimi vent’anni di storia, l’interesse internazionale aumenta.

Questo é il nostro articolo dalla Colombia.

Esistono ancora le FARC?


21 Apr

In certi luoghi d’Europa sono considerati romantici eroi che combattono per la libertà. Altri, gente di sinistra (giuro che è vero. Esiste ancora gente di destra e di sinistra, nella decade II del millennio terzo), li considerano “buoni e bravi e giusti” a prescindere, e ci mancherebbe. La maggior parte non ne sa niente, sanno che esistono e niente di più (al contrario della mafia, che NON esiste), e sostanzialmente vivono bene comunque.

Nella realtà colombiana, invece, le FARC sono una presenza tanto invisibile quanto reale. La loro inutile esistenza – fondata sul narcotraffico ed i sequestri, Marx è morto da tempo – è l’unica motivazione plausibile che tiene in piedi il governo guerrafondaio di Uribe, che, sullo schema degli amici del Nord, esiste in quanto c’è una FARC da combattere, e si sa che la guerra contro il terrorismo è, per definizione, infinita.

Proprio per questo che le FARC esistono ancora, e continueranno ad esistere.

Ipocrisie da macchina del caffè


14 Apr

“Mollo tutto e vado a vivere ai Caraibi”.

Facile a dirsi.

Senza contare l’aria del mare che brucia i computer e le televisioni. La sabbia costantemente sul pavimento. L zucchero chiuso ermeticamente nel frigo, le formiche che compaiono dal nulla. Musica salsa alle sette e quarantacinque del sabato mattina nella finestra senza vetri dei vicini. Le zanzare cariche di dengue. Un sistema elettrico precario che soffre ogni volta che il frigo si mette in moto. L’acqua potabile chiusa in borse da cinque litri.  Un’innumerevole schiera di sette evangeliche paragonabili solo alle zanzare cariche di dengue, incollata alle finestre dell’Inconvertibile. L’intrinseca complessità mentale nel mollare veramente il cosiddetto “tutto”, ed andare a vivere ai Caraibi.

Diary of a Baltic Man

Real Eyes. Real Lies. Realize.


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